«Amianto, il peggio deve ancora venire»

La Fondazione Anmil: a Padova già 400 morti, ma è previsto un incremento. Domenica campagna di sensibilizzazione
PD 15 FEBBRAIO 2005 G.M. OFFICINE MECCANICHE STANGA DALL'ALTO (SALMASO) officine stanga dall_alto (salmaso)
PD 15 FEBBRAIO 2005 G.M. OFFICINE MECCANICHE STANGA DALL'ALTO (SALMASO) officine stanga dall_alto (salmaso)

Il peggio deve ancora venire. Anche a Padova, dove i morti sono già oltre 400. Ma l’amianto è un killer silenzioso e, soprattutto, paziente. Ecco perché il picco di malattie legate all’asbesto (questo il nome scientifico dell’amianto) è atteso per il 2025. L’insorgere delle malattie legate all’amianto può avvenire anche dopo 40 anni dall’esposizione e il materiale è fuorilegge dal 1992. Di conseguenza tanti lavoratori sono ancora a rischio. L’amianto era infatti usato nella cantieristica navale e per la costruzione e riparazione di mezzi ferroviari. A Padova il pensiero va alle Officine Meccaniche Stanga, il cui ricordo è impresso in modo indelebile nel tessuto cittadino, ma neppure le forze armate sfuggono all’esposizione. Le asbestosi e soprattutto i mesoteliomi, un insieme di forme tumorali dagli effetti letali, sono conseguenza dell’inalazione di polveri di amianto e in Veneto hanno causato dal 1987 ad oggi 1.900 decessi, secondo quanto riportano gli archivi del registro mesioteliomi diretto da Enzo Merler. Ancora oggi queste polveri rappresentano un pericolo: l’amianto, noto per le sue caratteristiche di resistenza a fuoco e calore, è stato largamente usato in edilizia sotto forma di cemento-amianto (meglio noto come Eternit) e per rimuoverlo bisogna rivolgersi a ditte specializzate. Insomma, un capitolo tutt’altro che chiuso.

Per farlo conoscere e per raccogliere fondi per la ricerca clinica la Fondazione Anmil “Sosteniamoli subito”, le organizzazioni sindacali Cgil Cisl, Uil e Ugl e le associazioni dei familiari delle vittime hanno dato vita alla campagna “Asbestus Free”. Domenica, Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro e le vittime dell’amianto, i promotori della campagna saranno in Prato della Valle (angolo via Umberto I) per far conoscere gli scopi della raccolta fondi. Che non guarda solo al passato, ma anche al futuro e a tutti quelli che, anche inconsapevolmente, vengono esposti a rischi. «Ci sono milioni di tonnellate di cemento-amianto e al ritmo attuale usciremo da questa situazione tra cento anni» spiega Merler, «in Veneto manca una politica di smaltimento dell’amianto rimosso». Un problema che riguarda tutta la penisola: nel 2011 ci sono state 2.250 denunce per patologie legate all’asbesto. Padova, insieme a Venezia, è una delle province venete più interessate dal fenomeno, basti pensare che in provincia se ne contano 32. Di queste 12 sono state riconosciute e 9 indennizzate. In un caso si è arrivati alla morte. Ma i numeri sono destinati a salire. Secondo le stime della Fondazione Anmil nel 2020 le denunce in Italia sfioreranno quota 3 mila e nel 2025 potrebbero essere 3.520. Un boom dovuto al lungo periodo di latenza della malattia. Padova risponde all’appello dei familiari delle vittime anche con uno spettacolo teatrale, Lacrime d’amianto, in scena l’8 maggio al teatro Verdi. I biglietti si possono comprare all’Urp di palazzo Moroni ma sono quasi finiti. Un’ulteriore prova di quanto la storia delle famiglie padovane sia legata al dramma delle morti da amianto.

Valentina Voi

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