Viabilità da migliorare ma i soldi sono bloccati

Dal più veneto dei veneti laconici desiderata “voria ma no posso” allo sferzante appello “lasciateci lavorare”: si potrebbe riassumere così la paradossale situazione in cui si trova il vice presidente della Giunta provinciale Roberto Marcato, assessore alla Viabilità. Perché ha un elenco lungo così di opere pubbliche pronte per essere appaltate. E sarebbe ingiusto dire che non può.
Perché la Provincia i soldi per appaltare i lavori, e si parla di un tesoretto da oltre undici milioni di euro, li ha. E qui entra in gioco l’appello, rivolto al governo appena nato: «Il Patto di stabilità affossa l’economia e non consente di spendere i denari disponibili. È una presa in giro che i cittadini non possono sopportare», scandisce Marcato. «Il decreto 35 emanato qualche settimana fa ha due limiti assurdi» spiega il vice presidente, «Il primo è che non prevede alcuna premialità per gli enti che hanno fatto bene, che hanno saputo mettere da parte le risorse necessarie a finanziare la programmazione dei propri lavori. Un ente che si è dimostrato efficiente deve essere premiato. Invece ci troviamo ad affrontare una situazione tanto frammentaria quanto paradossale. La normativa ci consente di saldare una parte dei debiti e questo va anche bene, ma c’è una tale burocrazia da affrontare per chiedere l’allentamento del patto in questi termini che rischia di scoraggiare molti. Penso soprattutto ai piccoli Comuni, E questo è il secondo limite. Per cercare di arginare il problema daremo priorità, man mano che si liberano risorse, in base alle opere più importanti dal punto di vista della sicurezza».
È dei giorni scorsi l’accorato appello dell’Associazione dei costruttori edili padovani agli enti locali di rispettare il termine del 30 aprile per chiedere l’allentamento del patto: in ballo ci sono oltre dieci milioni di euro di crediti che le imprese di città e provincia vantano dalla Pubblica amministrazione per lavori già eseguiti. «Saldare i debiti è importante» riconosce Marcato, «perché le imprese sono in grande sofferenza. Come Provincia, infatti abbiamo utilizzato 30 dei 48 milioni incassati vendendo il pacchetto azionario dell’Autostrada per pagare debiti. E siamo stati un caso più unico che raro in Italia. Ma questo non viene minimamente considerato. E ora che potremmo spendere quasi dodici milioni per realizzare nuove opere, non ci consentono di investire».
Le opere a cui fa riferimento Marcato sono l’allargamento della Sp 13 Moceniga tra Selvazzano, Saccolongo e Rubano, la sistemazione della doppia curva “da Iseo” tra Torreglia e Teolo, sui colli Euganei, la realizzazione della rotonda sulla Vivai a Saonara al posto del semaforo, l’allargamento di via Rusteghello ad Arzerello di Piove di Sacco per mettere in sicurezza il santuario del Cristo, la rettifica e la rotonda sulla Sp 10 a Marsango di Campo San Martino e il nuovo ponte sul Frassine a Borgofrassine di Montagnana.
«Si tratta di interventi volti a migliorare la viabilità, a renderla più sicura, sono lavori attesi da anni» sottolinea il vicepresidente della Provincia, «Il Governo deve trovare il modo di sbloccare le nostre risorse. Per com’è la situazione non si può immaginare di dare un po’ di ossigeno alle imprese saldando parte dei debiti. Padova ha bisogno di un forte rilancio dell’economia e studi approfonditi certificano che un euro investito in un’opera pubblica ne genera sette di Pil. Vuol dire che i nostri dodici milioni farebbero girare almeno 84 milioni. Questa sarebbe una vera iniezione di benzina al sistema padovano e interesserebbe una miriade fra imprese edili oltre a un vastissimo indotto».
Se è vero che quello padovano è un caso particolare, chissà che Flavio Zanonato ministro allo Sviluppo economico non possa fare qualcosa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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