Alunni intossicati, scatta il boicottaggio

Pomodorini marci a ricreazione: tam tam contro “Frutta nelle scuole” dei genitori dei 132 scolari colti da vomito e diarrea
Di Giusy Andreoli

TREBASELEGHE. Boicottaggio in vista dell’operazione “Frutta nelle scuole” da parte delle famiglie dopo l’intossicazione di 132 alunni di 6 elementari del Camposampierese che giovedì hanno mangiato i pomodorini distribuiti nei plessi aderenti all’iniziativa della Comunità europea per favorire il consumo di frutta e verdura dei bambini.

Il calendario delle distribuzioni per quest’anno scolastico non è ancora completato, ma pare che l’iniziativa abbia già perso tutto l’appeal iniziale dopo il malessere che ha colpito un terzo dei 400 scolari che nei plessi elementari di Trebaseleghe e di Piombino Dese, giovedì a merenda, avevano mangiato i “ciliegini” venendo colti da vomito e diarrea.

Il malumore dei genitori monta: già nei mesi scorsi avevano espresso molti dubbi sulla scarsa qualità dei prodotti distribuiti a scuola. Anche se non ha assunto la connotazione di una protesta ufficiale, visto che a decidere sulla sospensione del progetto devono essere i singoli Consigli d’Istituto, le famiglie ora non ne vogliono più sapere. E lo dicono apertamente.

«Non date più nulla ai nostri figli, ci pensiamo noi a educarli al giusto consumo di questi prodotti» ripetono tutti.

Intanto i sanitari del Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione dell’Usl 15 Alta Padovana, intervenuti venerdì mattina nei plessi, sono in attesa del risultato delle analisi chimiche e microbiologiche dei campioni inviati all’Arpav di Verona.

«Nel frattempo», assicurano i sanitari, «l’incaricato alla distribuzione dei prodotti ai plessi ci ha già informati di avere cambiato il suo fornitore». Basterà a far recedere i genitori dalla loro decisione?

«Non credo proprio», commenta Franco Agostini, membro del Consiglio d’istituto di Trebaseleghe. «I genitori già si lamentavano per il fatto che nelle scuole non arrivano prodotti sani o che i bambini riescono a mangiare, figuriamoci ora. Anche se sarà la frutta più bella del mondo, non la mangeranno. Al limite la porteranno a casa, come già facevano in tanti. Alcuni genitori hanno già proposto di fare una giornata di consumo della frutta in autonomia, però con quella portata da casa. Ci sono state molte lamentele per questo progetto europeo, a noi del Consiglio d’istituto però piaceva l’iniziativa di far mangiare frutta a scuola, ma non nel modo in cui è stato adottato. Va soltanto rivista».

In ogni caso il progetto è giunto quasi al termine e non si sa se verrà sospeso. «Tutto dipende dal responso delle analisi», ricorda il preside di Piombino Marcello Costa, che sta sostituendo la titolare. »Stiamo attendendo i riscontri dell’Usl 15 per capire cos’è successo, poi vediamo in Consiglio d’istituto cosa fare. L’aspetto positivo è che nessun bambino è rimasto assente, tutti gli intossicati giovedì si sono presentati regolarmente a lezione sia venerdì che sabato». Ma i pomodorini non hanno colpito solo nell’Alta.

Il problema si è ripetuto pari pari anche alle elementari dell’Arcivescovile di Rovereto: 32 i bambini intossicati, sono stati male anche due insegnanti. Dopo essere stati visitati sul posto da medico e infermieri, allertati dalla stessa scuola, tutti sono stati trasportati negli ospedali di Rovereto e di Trento per gli accertamenti del caso.

Le ambulanze della Croce Rossa di Rovereto, di Brentonico, della Valle di Gresta e di Folgaria hanno compiuto più volte la spola tra le strutture sanitarie e l’Arcivescovile, anche con più bambini alla volta, allarmando i residenti.

Anche a Piombino Dese e a Trebaseleghe, ad avvertire i presidi e l’Usl, sono state le docenti, che hanno dovuto far fronte all’emergenza.

«Venerdì pomeriggio gli insegnanti ci hanno correttamente comunicato le modalità di intervento e le iniziative che la scuola ha intrapreso per affrontare il problema», fa sapere Francesco Casarin, un genitore di Fossalta. «I docenti hanno davvero dimostrato la massima attenzione alla salute dei nostri figli».

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