Montegrotto, violenta rapina da "Orogiò": ferito un bandito

Sono entrati in due armati: la titolare ha scagliato un oggetto in testa al malvivente e si è chiusa con il marito in bagno. I malviventi sono fuggiti con refurtiva per 10 mila euro
BELLUCO RAPINA OROGIO' MONTEGROTTO
BELLUCO RAPINA OROGIO' MONTEGROTTO

MONTEGROTTO TERME. Violenta e movimentata rapina ieri sera proprio al confine fra Abano e Montegrotto. Tre banditi hanno assalito la gioielleria Orogiò che si trova al 96 di viale delle Terme di Montegrotto, e sono riusciti a fuggire con preziosi per diecimila euro. Non è stata però una passeggiata per loro: un malvivente è stato ferito dalla reazione della titolare, Silvia Temporin, che per qualche minuto è riuscita a imprigionare i malviventi nel negozio: sono riusciti a scappare, lasciando una scia di gocce di sangue, poco prima dell’arrivo dei carabinieri.

Erano passate da pochi minuti le 19 quando un uomo ha suonato come normale cliente e si è fatto aprire, appena entrato ha estratto una pistola e dietro di lui è entrato a Orogiò un secondo bandito, con una maschera sul volto e pure lui con una pistola in mano. Hanno minacciato i titolari e iniziato a rompere le vetrinette per afferrare i gioielli. La donna però li ha sorpresi reagendo: ha afferrato un oggetto pesante del bancone e l’ha scagliato contro la testa del bandito mascherato, ferendolo. Col marito si è poi chiusa a chiave in bagno e ha dato l’allarme. Nella concitazione di quei momenti l’uomo, Giuseppe Latina, si è ferito al sopracciglio sinistro. I due banditi si sono trovati così chiusi nella gioielleria e, presi dalla disperazione, hanno mollato le pistole e iniziato a sferrare colpi contro il vetro blindato della porta per cercare di sfondarlo. Mazzate, almeno una ventina, che sono state sentite nel circondario e che hanno proiettato una miriade di schegge sul marciapiede. Avrebbero usato un martello, ma certamente anche una mazza da baseball che i gioiellieri tengono a portata di mano. La lastra ha tenuto, ma un bandito è riuscito a trovare le chiavi e ad aprire la porta: ad attendere i due ci sarebbe stato un terzo complice a bordo dell’auto utilizzata poi per la fuga. Poco dopo sono arrivati i carabinieri e anche una volante della polizia.

Gli investigatori hanno subito cercato indizi, a partire dalle due pistole, che si sono rivelate essere dei giocattoli, per continuare con le macchie di sangue e le eventuali impronte. È stata prelevata la memoria dell’impianto di videosorveglianza e sono stati interpellati tutti i commercianti della zona, per verificare se qualche telecamera avesse ripreso i banditi. I rilievi sono proseguiti dentro e fuori la gioielleria fino a sera inoltrata.

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