Padova, violenta lite sull’autobus tra autista e un’immigrata

ARMISTIZIO. Ennesima lite violenta, con intervento della polizia e di un’ambulanza, tra un autista di Aps Holding e una signora, originaria della Nigeria, a bordo di un bus della linea 22, per la storia dei passeggini che, a norma di regolamento, devono essere chiusi. In tal modo i bambini devono essere trasportati o sulle ginocchia o in braccio della viaggiatrice. Alle 19.05 alla fermata Armistizio del 22, sale sul bus anche Stella, un’immigrata che fa parte della Commissione Stranieri in Comune. Porta un passeggino con un bambino di cinque mesi. Subito l’autista, di 32 anni, le intima di chiudere la carrozzina e di prendersi in braccio il piccolo.
È l’inizio di un lungo e violento diverbio, che, però, presenta due diversissime versioni dei fatti, in base al racconto ricostruito dai due protagonisti della vicenda. «L’autista mi ha messo le mani addosso e mi ha fatto male alla zona facciale vicino all’orecchio destro», spiega la donna, «visto che per i responsabili dell’ambulanza non c’erano i presupposti per essere accompagnata all’ospedale, sono andata al pronto soccorso assieme ad un amico e mi hanno diagnosticato una ferita sotto un orecchio. Non è vero che io non ho voluto chiudere il passeggino. La verità è che né il bambino e né la carrozzina erano miei perché stavo andando in stazione a riconsegnare il piccolo alla madre, che mi aveva affidato il figlio perché lei era impegnata al lavoro. In pratica gli ho detto subito che non sapevo come si chiudesse ed anzi gli ho chiesto di darmi una mano. Per tutta risposta mi ha gettato il passeggino sul marciapiede della fermata. Ma questa storia non finirà qua. Presenterò denuncia in questura».
Opposta la versione dell’autista. «Che donna menzognera», racconta il guidatore del 22, figlio di un noto professionista cittadino, «sono io la vittima dell’aggressione. È stata lei a strattonarmi con la sua grande stazza ed a provocarmi il trauma contusivo della spalla destra, per il quale, già lunedì sera, al pronto soccorso dell’ospedale, alle 21.30, mi hanno dato cinque giorni di prognosi. Mi ha anche chiamato più volte razzista bastardo. Insomma sono stato malmenato ed umiliato davanti a tutti solo perché ho fatto il mio dovere cercando di far rispettare il regolamento aziendale sulla salita a bordo dei passeggini con i bambini. Ma la verità verrà a galla».
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