L’avventura di Francesco che gira l’Europa in Vespa

Il diciannovenne, che vive all’Arcella, ha già macinato seimila chilometri Ha toccato la Grecia e la Turchia fino ai confini con la Siria e l’Iraq. E continua

ARCELLA. Salta sulla sua Vespa rossa 125 di nome «Lucille» e decide di andare a fare un giro in Grecia. Era il 24 aprile, da allora sono trascorsi 27 giorni e quasi 6 mila chilometri di esperienze, amicizie e disavventure che hanno arricchito l’impresa di Francesco Alberto Gherardi, un diciannovenne padovano partito da Venezia alla volta di Igoumenitsa. Dal giro in Grecia è diventato un viaggio fino in Turchia, ai confini con la Siria e l’Iraq, con una sola regola, evitare sempre le autostrade. In meno di un mese la vita di Francesco ha preso le sembianze della carta geografica e prima del 2 giugno, data prevista per il ritorno a casa, i 6 mila chilometri già macinati saranno già un ricordo.

Le tappe principali del viaggio per farsi un’idea del percorso già archiviato: in Grecia da Igoumenitsa al Monte Olimpo, poi Salonicco e Alessandropoli. In Turchia: da Istanbul a Gelendost passando per 23 città. Ora si trova tra Gelendost ed Isparta e la sua impresa può essere seguita (connessioni e wi fi permettendo) su Facebook dove Francesco posta anche dei video in sella alla sua Vespa. Tutto è partito dal libro di Giorgio Bettinelli, «In vespa da Roma a Saigon». Il resto l’ha “scritto” un ragazzo curioso che ha appena finito il liceo e, prima di iscriversi alla facoltà di Antropologia e Spagnolo a Belfast, Nord Irlanda, si è preso un anno sabbatico che non doveva andare oltre Atene e Salonicco.

Finchè qualcosa non è cambiato: «Ho scoperto d’avere dentro il fuoco del viaggiatore che ha fretta di “divorare” i luoghi», racconta Francesco via mail, «una volta sceso dal traghetto non sono più riuscito a fermarmi. Solo la guerra in Siria e gli attentati in Iraq mi hanno bloccato. Ma ancora più forte è l’asserzione che il mondo è più grande di me, che io non riesco ad accettare. E poi, ogni giorno, terre, persone e culture nuove». Tra “cay” (the) offerti in Turchia da indigeni sornioni che «se la ridono del mio viaggio», rivela Francesco, «ma poi mi ospitano nella loro “Evi” (casa) e per uno che vuol studiare antropologia è una università “sul campo”».

E il finale non è sempre lieto: «A una trentina di chilometri da Sirt, città turca dove tutti parlano kurdo, due ragazzi kurdi a cui ho dato troppa fiducia mi hanno rubato un po’ di soldi». Ma l’entusiasmo si mantiene ai vertici delle emozioni. Finchè c'è «Lucille», che ha meno di un anno, tutto va bene, anche perché lo scooter, lo scorso ottobre, ha già accompagnato Francesco da San Vito Lo Capo a Padova. Sulle due ruote tutto sembra possibile.

Elvira Scigliano

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