Nessun pericolo per gli Scrovegni, l’auditorium si può fare

Pubblicato lo studio sullo stato della Cappella di Giotto: situazione da monitorare ma non ci sono rischi idrogeologici

«E adesso speriamo di aver messo la parola fine alle discussioni degli ultimi anni», lo sussura l’assessore Luisa Boldrin, lo lascia intendere il futuro sindaco reggente Ivo Rossi, che tra un impegno e l’altro, è riuscito a trovare il tempo per una toccata e fuga alla presentazione della pubblicazione degli studi sullo stato della Cappella degli Scrovegni. Un dossier di 150 pagine coordinato da Ugo Soragni (Direzione per i beni culturali e paesaggistici del Veneto) con dati e approfondimenti raccolti da una commissione di undici esperti per arrivare a una semplice conclusione: la Cappella va monitorata ma non corre alcun pericolo. In poche parole, auditorium e mega-torre nell’area PP1 potranno essere costruiti senza arrecare danni al patrimonio artistico. Anzi, di più: «Quando realizzeremo un edificio in piazzale Boschetti sapremo come farlo proprio grazie a questi studi», si compiace Luisa Boldrin, anche se la sua speranza che le discussioni sulla sicurezza degli affreschi di Giotto siano morte e sepolte non ha avuto vita breve.

Proprio ieri, in vista della riunione di domani in cui le commissioni consiliari incontreranno la commissione interdisciplinare scientifica per la Cappella degli Scrovegni, Legambiente è tornata a farsi sentire sull’argomento, lanciando un appello a giunta e consiglieri: «Non siamo contro l’auditorium ma contro la sua sbagliata localizzazione in piazzale Boschetti», spiega il portavoce Lucio Passi. «Prima di tutto per motivi urbanistici: lì, infatti, si blocca la possibilità della ricostruzione di un sistema integrato fiume-verde-mura urbane nella fascia compresa tra le Porte Contarine e il Roncajette. Piazzale Boschetti dovrebbe essere destinato a verde pubblico. Poi ci sono i possibili danni che la realizzazione dell’auditorium  e delle torri del PP1, possono arrecare al capolavoro di Giotto».

Si capisce, la diatriba è ben lontana dall’essere archiviata, nonostante l’ingegner Claudio Modena, che ha curato l’analisi sugli aspetti costruttivi e strutturali della conservazione della Cappella, non si mostri affatto preoccupato: «Al momento non ci sono rischi idrogeologici», conferma. «Togliere l’acqua dalla cripta potrebbe variare la situazione di equilibrio, nonostante la presenza di sabbia nel terreno sia rassicurante. Ma se dovessero essere costruiti edifici in piazzale Boschetti, non dovrebbero sorgere problemi. Prendiamo il caso dell’auditorium: si andrebbe a scavare al massimo di due o tre metri, utilizzando tecniche consolidate, come i tappi di fondo impermeabili, per evitare qualsiasi problema. Il rischio può arrivare solo se i lavori vengono eseguiti senza seguire tutte le procedure, ma questo è un altro paio di maniche».

La Cappella non è a rischio e per dimostrare quanto tenga al proprio patrimonio, il Comune ha in serbo due colpi in canna. Il primo lo spiega l’assessore alla cultura Andrea Colasio: «La città di Padova e la Cappella degli Scrovegni sono nella lista preferenziale dei beni suscettibili ad essere riconosciuti come patrimonio dell’Unesco. A tal proposito stiamo preparando un dossier per sottolineare l’urgenza che Padova venga riconosciuta come città d’arte». La Boldrin, invece, cova un sogno: «Stiamo lavorando a un progetto per portare un convegno internazionale a Padova nella primavera 2014, nel quale potremmo svelare un lato inedito di Giotto nel Veneto».

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