Veneto, in 36 mila senza un futuro. Il lavoro è over 55

La crisi colpisce la fascia 15-24 anni che resta alla finestra mentre il tasso di impiego tra gli anziani sale al 43 per cento
Un momento della manifestazione degli insegnanti precari, Roma, 22 settembre 2012. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Un momento della manifestazione degli insegnanti precari, Roma, 22 settembre 2012. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

VENEZIA. L’emergenza è nota, le ricette per risolverla meno. Il mercato del lavoro veneto, dopo cinque lunghi anni di recessione, porta segni evidenti del costante ridimensionamento occupazionale in corso dal 2008. E quelli più feroci si trovano sui volti dei giovani, la generazione 15-24, che dall’ante crisi a oggi ha visto salire i disoccupati da 18mila e 36 mila, sei mila dei quali lo sono da oltre un anno. Data Giovani parla di una crescita del 100%, che ha portato il tasso di disoccupazione giovanile dal 10,8 al 23,8%. Se si considera il tasso di disoccupazione potenziale si sale, però, al 32 per cento.

Il neo ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha tracciato la rotta: un taglio dell’8% della disoccupazione giovanile, attraverso una maggiore flessibilità sui contratti a termine, maggiore elasticità sui pensionamenti e staffetta generazionale. Tema, quest’ultimo, che da tempo si affaccia nell’agenda politica ma che, fin qui, non ha prodotto risultati apprezzabili. Così come le esperienze di job sharing, il lavoro in condivisione, che nella nostra regione hanno avuto sponsor importanti e innovatori, sul fronte del welfare aziendale, di primissimo piano. Un caso su tutti è quello di Luxottica. Con l’integrativo siglato nel 2011, il colosso dell’occhialeria, tra altre misure, ha aperto al job sharing familiare, ovvero alla possibilità per il lavoratore di condividere il proprio posto di lavoro (e la paga) con un parente stretto, sia un coniuge disoccupato o in cassa integrazione, sia un figlio prossimo alla conclusione degli studi, o ancora uno dei due in grado di sostituirlo in caso di impedimento temporaneo. «L’integrativo scade quest’anno» sottolinea Giuseppe Colferai della Cgil «ma fin qui, tra tutti gli stabilimenti produttivi, abbiano registrato una sola richiesta».

Altri ci hanno provato, ottenendo risultati apprezzabili, soprattutto tra gli istituti di credito (Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare tanto per citarne tre) ma sollevando un mare di polemiche sull’eredità occupazionale che, messa giù così, fa a pugni con il merito.

Nel frattempo, tra il 2008 e il 2012, gli occupati nella fascia 15-24 anni sono passati da 149mila a 115 mila (-22,8%) quelli nella fascia 55-64 anni da 187mila a 259mila (+38,5%). L’allungamento dei termini per la pensione e la mancanza di nuovo lavoro che colpisce i giovani porta a questi paradossi. Sempre da elaborazioni Data Giovani emerge come, in generale, il tasso di occupazione tra i giovani veneti è sceso dell’8% mentre nella fascia 55-64 anni, in barba alla crisi, è salito del 10,6 per cento arrivando al 42,8 per cento.

@matteomarian

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