Droga a scuola: arrestati sette studenti a Padova

L’operazione dei carabinieri chiamata “Scialla” sullo spaccio negli istituti della regione. In manette, oltre ai sette minori, anche altri otto maggiorenni

PADOVA - “Scialla”, nel gergo giovanile, vuol dire non ti “non ti preoccupare, stai sereno”. Ed era così che si sentivano sette ragazzini di 16 e 17 anni, prima delle 5 di ieri mattina. Orario in cui, la loro estrema tranquillità, gli si è riversata contro. Si chiama “Scialla”, infatti, l’operazione dei carabinieri della compagnia di Padova che ha portato alle prime luci dell’alba al fermo di sette minorenni italiani, costretti agli arresti domiciliari così come altri due ragazzi stranieri, disoccupati, di 19 e 23 anni.

L’accusa è quella di detenzione e spaccio di stupefacenti tra le piazze di Padova e provincia e, soprattutto, all’interno degli edifici scolastici. I militari hanno accertato che la droga (hashish e marijuana) veniva spacciata nei bagni e nel parcheggio dell’istituto tecnico agrario Duca degli Abruzzi di via Merlin, a Brusegana, ma non escludono che siano molte altre le scuole superiori coinvolte.

Chi sono. I setti adolescenti, di terza e quarta superiore, frequentano, oltre al Duca degli Abruzzi, l’istituto alberghiero di Abano e gli istituti professionali Valle e Bernardi di Padova. Il fulcro dello spaccio era piazza Napoli nel quartiere della Sacra Famiglia, dove vivono, assieme ai genitori, tre dei ragazzi fermati, mentre gli altri sono di Selvazzano e Teolo. Segni particolari: nessuna situazione familiare complessa, una vita agiata come quella di tanti altri coetanei. Tutti e sette i ragazzi provengono da famiglie normali, non particolarmente benestanti, ma di certo senza grandi problemi economici. Sono figli di operai, artigiani, impiegati. Alcuni genitori alla vista dei carabinieri, ieri mattina, sono caduti dalle nuvole. Altri se l’aspettavano, al punto da aver detto ai militari: «Prendeteli pure voi per un po’». E invece toccherà ai genitori tenere a bada gli adolescenti finiti agli arresti domiciliari e affidati alla famiglia, così come ha disposto il gip Rossi, nell’indagine diretta dal sostituto procuratore della procura minorile di Venezia, Alina Rossato.

Le indagini. Un’operazione “cotta e mangiata” l’ha definita il comandante provinciale dei carabinieri Renato Chicoli. Tutto parte pochi giorni prima di Natale, quando una mamma si presenta alla stazione dei carabinieri di Prato Della Valle, dove consegna al luogotenente Merli due involucri di hashish. Li ha sequestrati al figlio, perché sospetta frequenti brutti giri. I militari intercettano le telefonate del ragazzo, minacciato dagli amici dopo aver perso la droga che ha sequestrato la mamma. L’indagine si espande, alcuni militari si presentano in borghese negli istituti, al Valle e allo Scalcerle arrivano i cinofili ma gli esisti dei controlli sono negativi. Qualcosa, tuttavia, insospettisce i militati. I ragazzi parlano troppo spesso di «compiti» e «fotocopie», da scambiarsi a qualsiasi ora del giorno. Ma anche in altre telefonate spuntano minacce. Sono ragazzi in ritardo con i pagamenti, e alla fine uno di loro si tradisce, chiedendo «peso e prezzo dei compiti». Scattano i fermi e anche le perquisizioni in 11 abitazioni, quelle dei minorenni, quelle di altri tre ragazzi indagati e quelle di due maggiorenni finiti agli arresti domiciliari.

Uno è Juliu Marius Viorel, romeno di 19 anni, disoccupato, residente a Teolo e pregiudicato. L’altro è Rimi Brahim, 23enne tunisino disoccupato, residente a Padova ma di fatto domiciliato a Saonara. Accusati di detenzione e spaccio, sono loro che facevano da tramite ai minorenni procurandogli la droga dai canali più grossi.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati 30 grammi fra marijuana e hashish oltre a un bilancino elettronico di precisione e 4.000 euro in contanti, probabilmente provento dello spaccio. Alcuni ragazzi, inoltre, avevano iniziato a coltivare piantine di marijuana in casa. «Per loro, coltivare l’erba, è qualcosa di normale», conclude sbalordito Chicoli. «Il traffico appena sgominato non è pericoloso per la quantità della droga, quanto per la giovanissima età dei ragazzi coinvolti».

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