L’ennesima mossa sbagliata
Pd e Pdl fanno parte della stessa maggioranza politica, ma a livello comunicativo stanno giocando due campionati decisamente diversi. La differenza di capacità tattica del partito di Berlusconi rispetto a quello di Epifani sta raggiungendo livelli oramai imbarazzanti per i Democratici. Non a caso i sondaggi sono tutti concordi: il centrosinistra è oramai staccato di non meno di nove punti rispetto al centrodestra sebbene, e un po' a sorpresa, Grillo non riesca a trarre immediato conforto elettorale dalla formazione del governissimo guidato da Enrico Letta.
La scelta del Partito Democratico (a firma Finocchiaro-Zanda, non proprio gli ultimi arrivati) di orientare l'agenda politica del partito su una legge che dia attuazione «all'articolo 49 della Costituzione» è, al netto della sostanza politica, una case history alla rovescia. Qualcuno potrebbe storcere il naso leggendo "al netto della sostanza politica", ma pensare che, ai tempi della campagna elettorale permanente, si possa fare qualcosa senza considerare tempi e opportunità di ciò che si dice e che si fa vuol dire vivere fuori dalla storia.
Prima di tutto è folle immaginare che il Partito Democratico, con queste premesse, possa far passare quella legge da solo, e infatti Zanda ha già tirato i remi in barca, rischiando di bruciare definitivamente un dibattito (su trasparenza e democrazia interna nei partiti) che invece ha mille motivi di interesse. Il Movimento 5 Stelle, ovviamente, non ha alcun interesse nel ragionare su proposte di legge che porterebbero a un cambio della propria "ragione sociale".
Il Pdl, dal canto suo, non ha fretta di cambiare l'attuale sistema di democrazia interna: finché c'è Berlusconi (e il suo carisma, e il suo potere, e i suoi soldi) va tutto bene. In secondo luogo, il Pd ha (involontariamente, si spera) comunicato che per il partito è prioritaria una legge «anti-movimenti» (e questo è vero anche volendo credere a chi, nel Partito, sostiene che la proposta non riguardi Grillo e che comunque fu presentata mnella scorsa legislatura e quindi “prima” di grillo in Parlamento) rispetto una stretta su tutti i conflitti di interessi. Questa rischia di essere una ferita che il centrosinistra si porterà dietro per tutta la legislatura, dopo un'intera campagna elettorale a rassicurare gli elettori già ampiamente delusi sul tema.
Terzo: nel giorno in cui Grillo era sotto pressione a causa delle domande di Milena Gabanelli sulla trasparenza dei bilanci, la proposta di legge Finocchiaro-Zanda ha funzionato come arma di distrazione di massa a tutto vantaggio del MoVimento.
Nel frattempo il Pdl, in barba a tutti i grandi teorici del «Berlusconi è solo un grande comunicatore» vince la partita tattica del giorno unendo una spudoratezza raggelante a un grande senso pratico. Anche la proposta di legge sul dimezzamento della pena per il concorso esterno in associazione mafiosa (presentata dal Pdl e poi ritirata ieri dopo l’intervento di Schifani) non avrebbe allo stato attuale alcuna possibilità di passare ma il centrodestra lo sa perfettamente, e sa anche che questo tipo di mosse oramai quotidiane ottengono sempre lo stesso risultato: aumentare il tasso di disgusto, e dunque la propensione all'astensione, dell'elettorato di sinistra che ritiene inaccettabile l'accordo Pd-Pdl. Il Pdl dunque agisce tatticamente, capitalizzando le scelte politiche in chiave elettorale con una scelta cinica e sapiente di tempi e modi delle proprie uscite, il Pd no.
Oggi è questa la differenza più evidente tra i due principali pilastri del governo Letta. La politica è sempre più importante della comunicazione, ma la cattiva comunicazione porta con sé conseguenze politiche che nessun partito, in nessuna parte del mondo, può sottovalutare, magari provando a scaricare la colpa sui giornalisti che fanno i titoli ad effetto, o sui lettori/elettori che leggono quei titoli.
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