"Canone inverso", nasce a Padova il primo coro gay

PADOVA. A ranghi completi sono 35-40, molti uomini e poche donne, età tra i 19 e i 44 anni, gagliarda predominanza gay. Da marzo provano ogni domenica dalle 21 alle 23; provano a cantare assieme brani rinascimentali ma anche Mina o buffi, scatenati canoni: insieme diventano un’onda di divertimento e passione, di reciprocità e allegria sulla quale fa surf Con acrobatica e faticosa leggerezza Roberto Cozzarin, 35 anni,direttore di cori per vocazione e per professione.
Insomma trattasi di un coro, con radici gaie (le prove sono nella sede Arcigay di Padova) ma aperto: alle discriminazioni la categoria è allergica. Aperto a quel vasto campionario di umanità che se ne sta racchiuso in sei lettere, spiega Cozzarin: «Siamo un coro Lgbtqe: che sta per lesbiche, gay, bisex, trans, quean (ovvero impudente, sfrontato e avanti), etero». Mancano giusto gli ufo, i castrati e i folletti della Cornovaglia, e poi ci sono proprio tutti.
Azzeccato il nome, “Canone inverso”, che è una composizione con una particolare scrittura contrappuntistica «ma in questo contesto vuole assumere un significato più accattivante e provocatorio», spiega Michele Castellaro, che fa da referente per il coro, 27 anni, sta studiando da infermiere e suona il violoncello.
«Non vogliamo essere un coro solo gay, non avrebbe senso» dice il maestro Cozzarin, che conta sull’aiuto di Aurelio Schiavoni come preparatore vocale. «Noi vogliamo portare avanti istanze di libertà, libertà nell’espressione di sé anche in divenire. E il coro è incline a compattare le diversità facendole dialogare ma senza disconoscerle». Sintesi azzeccatissima del fare corale, dove la propria attenzione si posa in ugual misura su se stessi e sugli altri e dove le diversità devono omologarsi in una comune volontà di armonia.
A sentirli, mentre cantano, paiono nati in coro: i tenori sono una forza, da trattenere; i bassi sono intessuti gli uni agli altri; contralto e soprano viaggiano decise anche se in inferiorità numerica.
Risultato, un arazzo ben riuscito. «E dire che all’inizio più che cantare, parlavano», racconta Roberto; «È un lavoro sia umano che vocale, quello con un coro: una persona per mettersi in gioco ed estroflettere un lato intimo come quello del cantare ha bisogno di un clima rilassato. È una strategia fatta di entusiasmo e scherzo. Le persone devono sentire che tu credi nelle loro capacità, devono sentirsi a proprio agio, in un clima sereno. Per questo funziona la battuta».
«Cantare è un coordinamento tra volontà, istinto e corporeità. Una volta raggiunto questo equilibrio, è fatta».
Insieme, a tirar fuori la voce e acchiappare al volo ogni occasione per una risata, ci sono l’avvocato di 30 anni e il commerciante, gli studenti ventenni e il docente universitario. L’unica coppia è di etero.
Il “Canone inverso” farà la sua prima uscita pubblica a fine luglio, va da sé al Pride Village, festival di matrice gay ma diventato occasione mondana quasi più per gli etero, che per due mesi tiene banco n Fiera a Padova. Intanto al Canone inverso cercano altre voci, soprattutto alte. Volendo, canoneinverso@tralaltro.it oppure su fb.
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