Già in attesa davanti all’ambulatorio due ore prima dell’apertura
Può capitare, passando per il portico di via Aldo Moro a Vigonza, di trovare alle 7 e mezzo del mattino una persona seduta su una sedia a leggere il giornale. Oppure un gruppetto in attesa. Sono i pazienti della dottoressa Maria Concetta Digiacomo, che arrivano anche con due ore di anticipo pur di garantirsi il posto per la visita. Succede ogni giorno, con il bello e con il brutto tempo. «Preferisco arrivare due ore prima portandomi la seggiola piuttosto che perderle dopo ad aspettare», dice Etel Redo Bonomo, «anche perché l’orario di ricevimento è ridotto a 3 ore lunedì e giovedì, 2 e mezzo martedì, mercoledì e venerdì». I più stanno in piedi e vorrebbero poter almeno attendere in sala d’aspetto. «Non posso aprire anzitempo perché, a differenza di altri medici che possono contare su parenti, non ho nessuno. E non posso neppure prendere una persona fissa che apra», spiega la dottoressa. «Io arrivo nell’orario riportato sulla tabella e resto in ambulatorio fin quando non ho visitato l’ultimo paziente della giornata. Capisco che ci siano coloro che a tutti i costi vogliono essere i primi, ma non lo trovo corretto dal punto di vista educativo. I pazienti debbono abituarsi all’orario, a disposizione ci sono due sale di attesa con parecchie sedie, anche la musica. Ma con la scusa che vogliono essere i primi, preferiscono star fuori due ore. Raccomando il rispetto dell’orario soprattutto alle persone anziane, di modo che possano stare comodamente sedute». Arrivare puntuali, purtroppo, per molti vuol dire giocarsi la giornata, vista la quantità di pazienti che gravano sulla dottoressa dopo che ha dovuto caricarsi di quelli di una collega deceduta e di un secondo, andato in pensione. «Ci deve pur essere un sistema per evitare le code», sbotta un paziente, «capiamo la sua posizione, ma cerchiamo di venirci incontro. Anche perché la nostra dottoressa è brava e scrupolosa. Ci teniamo a lei». (g.a.)
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