L'ombra della 'ndrangheta a Padova: società prestanome delle cosche

Perquisita la S.C. Costruzioni di Limena: arrestato il titolare, era un uomo di paglia della mafia calabrese

PADOVA - La ’ndrangheta imprenditrice, che ha rapporti con la politica e la massoneria e che investe e ricicla milioni di euro nell’economia pulita, aveva addentellati anche nel Padovano. Nell’ambito dell’operazione «Libra» dei carabinieri e della guardia di finanza di Vibo Valentia, tra Calabria, Lazio, Lombardia, Emilia e Veneto, che ha portato a 20 arresti (in prevalenza imprenditori legati alla ’ndrangheta) e al sequestro di beni per 40 milioni di euro, c’è stata anche una perquisizione a Limena. In particolare, gli uomini della guardia di finanza di Padova sono andati in un anonimo condiminio in vicolo Vittorio Bachelet 3 dove ha sede la S.C.Costruzioni di Cristian Sicari. Ufficialmente la perquisizione ha dato esito negativo.

La società (un’impresa individuale che si occupa di costruzioni edili e movimento terra) è intestata a Cristian Sicari, 28 anni, un giovane calabrese di Tropea e domiciliato a Limena, tra i venti arrestati nell’operazione «Libra», ritenuto un prestanome delle cosche della ’ndrangheta del Viboense. La società risulta avere un’unità locale a Villafranca Veronese in via Vittorio Emanuele e un’altra in via Piemonte a Vibo Valentia. Secondo gli inquirenti, la S.C. Costruzioni costituita il 2 maggio di sei anni fa è riconducibile, come è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare per i venti arrestati, alla cosca Tripodi (in particolare ad Antonio Mario Tripodi, 49 anni, pure arrestato), il braccio economico-imprenditoriale della potente famiglia ’ndranghetista dei Mancuso di Vibo Valentia.

Nelle 325 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Livio Sabatini, risulta anche che le cosche avevano messo le mani, con società sub-appaltatrici, sui lavori commissionati dalla Sielte a Padova per conto di Telecom Italia. Tali lavori, è specificato negli atti da una testimonianza, «venivano anche controllati-ispezionati dalla Sielte, per mezzo del geometra Fabio Pinato, della zona di Padova». Lo stesso testimone ha dichiarato ai giudici: «Ho avuto l’impressione, anzi ne sono certo, che il Tripodi e gli altri (con i lavori di copertura) avessero interesse nell'area geografica del Veneto, di fatti hanno rifiutato il lavoro su Brunico mentre continuavano a chiedere se ci fossero altri lavori da eseguire nella zona del Padovano».

Gli inquirenti fanno sapere che l’operazione «Libra» è tutt’altro che conclusa e che altri sviluppi potrebbero riguardare anche il Veneto. Tra l’altro, fanno riflettere le parole di Vincenzo Antonio Lombardo, il procuratore della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha coordinato il lavoro di carabinieri e guardia di finanza: «Questa mafia imprenditrice ha lambito sia la massoneria sia la politica. Si tratta di una mafia molto più sofisticata di quella che siamo abituati a colpire sul terreno militare. È una mafia raffinata che agisce nel tentativo, non sappiamo ancora se riuscito oppure no, di infiltrare apparati che presiedono all'economia pubblica, in particolare nel settore degli appalti».

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