Ecco la ciclopedonale del Brenta Un viaggio di 38 km nella natura

PADOVA. Da Pontevigodarzere a Carmignano di Brenta pedalando per 38 chilometri immersi in una natura suggestiva che lambisce scampoli d’arte e cultura. Ieri mattina, a Pontevigodarzere, la presidente della Provincia Barbara Degani e il presidente della Fondazione Cariparo Antonio Finotti, hanno inaugurato il cippo (con la targa dei due enti, Provincia e Fondazione) che indicherà simbolicamente il percorso. A seguire, il progetto è stato presentato ai nove sindaci dei Comuni interessati dall’itinerario: Padova, Vigodarzere, Limena, Piazzola sul Brenta, Campo San Martino, Grantorto, San Giorgio in Bosco, Fontaniva e Carmignano di Brenta. Dei 38 chilometri, larghezza 3 metri, 8 km sono collegamenti. Inoltre sono previste 10 isole con fontanelle e pannelli informativi dotati di collegamenti per i cellulari.
I tratti principali sono quattro: 7,5 km da Pontevigodarzere a Limena; 12,6 km fino a Campo San Martino; 10 km circa fino a Ponte di Carturo e 8 km da Carturo a Carmignano. La sicurezza sarà gestita da semafori e attraversamenti luminosi. Il tracciato sarà realizzato in bitume e granaglia: una strada bianca ma più resistente approvata anche dalla Sovrintendenza. Costo complessivo 3.200.000 euro: 1.600.000 stanziati dalla Fondazione e 960.000 dalla Provincia, il resto dalla Regione. I lavori partiranno a giorni e l’inaugurazione ufficiale è prevista per la primavera dell’anno prossimo. Inoltre sarà collegata al percorso del Muson dei Sassi e connessa con l’ex ferrovia Ostiglia a Campo San Martino.
«La ciclo-pedonale del Brenta incontra vere e proprie opere d’arte come la certosa di Vigodarzere e Villa Contarini», ricorda Degani, «Vantiamo un itinerario culturale e turistico invidiabile. Ci resta da disegnare il tratto delle città murate. Inoltre mi rammarico non sia presente nessuno del Comune di Padova perché avrei voluto lanciare la sfida: completare i 2 chilometri arginali verso Pontevigodarzere». Unica vena polemica la manutenzione: chi paga? Toccherebbe alle amministrazioni locali che storcono il naso: solo a San Giorgio in Bosco, l’anno scorso, gli argini sono stati ripuliti di 140 quintali di spazzatura. Degani rassicura: «Conosciamo i bilanci risicati delle amministrazioni, nei prossimi mesi abbiamo pensato a un bando per gestire i caselli, chi lo vince si occuperà anche della manutenzione, pulizia e sfalcio compresi».
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