Investita e trascinata dal Suv La mamma: "Pensavo l'avessero rapita"

Il ricordo della famiglia della povera Giulia Spinello, investita e trascinata per 5 chilometri, Dalla Germania è arrivato a Santa Giustina in Colle il fratello
BELLUCO LUOGO MORTALE SANTA GIUSTINA IN COLLE
BELLUCO LUOGO MORTALE SANTA GIUSTINA IN COLLE

SANTA GIUSTINA IN COLLE. Dolore, sgomento e incredulità attanagliano Santa Giustina e Arsego il giorno dopo la terribile tragedia che ha avuto per vittima Giulia Spinello, 21 anni. I fiori, lasciati a bordo strada insieme a una statuetta della Madonna e a qualche biglietto, ricordano il punto esatto dove la ragazza è stata letteralmente portata via dal fuoristrada. «Lì ho trovato le sue scarpe appaiate sul ciglio e ho cominciato a urlare “mi hanno rapito la figlia!” perché non vedevo lei, né macchine ferme, né vetri rotti per terra» racconta mamma Marina Martelozzo che ieri, in casa, con grande forza d’animo, ha ripercorso i minuti terribili dell’incidente.

«Ho chiamato mia mamma (dalla quale la ragazza si stava recando a piedi, le case distano solo poche decine di metri, quando è stata travolta) per avvertire Giulia del pranzo e, saputo che lì non c’era, dal retro dell’abitazione, sono corsa da mio cognato a cercarla. Non avendola vista neppure lui, ci siamo precipitati in strada e abbiamo trovato le scarpe. Mio cognato ha chiamato i carabinieri e in quel momento una pattuglia è arrivata da Arsego. I militari hanno ascoltato la donna, ma non le hanno rivelato alcun dettaglio del terribile, quanto incredibile, percorso fatto dalla figlia agganciata al Suv, «anzi, più tardi, siamo dovuti andare noi in macchina, seguendo la scia di sangue, per capire dove fosse finita Giulia. Nel pomeriggio sono poi andata io in ospedale per vedere la mia ragazza ma non me l’hanno permesso».

Già venerdì sera, mamma Marina aveva trovato la forza di partecipare alla veglia organizzata dagli scout compagni di Giulia proprio nel punto dell’impatto. E ieri è arrivato dalla Germania, dove studia Cultura ed Economia, il fratello maggiore di Giulia, Federico che, in lacrime, la ricorda come «una ragazza buonissima, un pezzo di pane, altruista. Giulia, nella sua semplicità, era felice. In questo momento, per me, non conta come sia successo, ma soltanto che lei non c’è più». Il parroco don Tarcisio Favaron ha fatto visita alla famiglia ieri pomeriggio e la ricorda come una ragazza «buona di cuore, impegnata in parrocchia con gli scout. Ora è il momento del silenzio, dell’affetto e della vicinanza che tutta la nostra comunità cercherà di dimostrare alla famiglia già dalla recita del rosario in queste sere in chiesa, in attesa del funerale. I perché li chiederemo solo a Dio».

Sul fronte delle indagini, filtra che Giulia Spinello è rimasta incastrata con il palmo della mano destra infilzato da un pezzo di lamiera del parafango destro che, nell’impatto, si è ritorto ad uncino, impedendo alla giovane di staccarsi anche quando l’auto si è fermata ai due incroci oltrepassati da Fiorenza Benetton prima di arrivare nella sua casa di via Petrarca ad Arsego. Un tragitto segnato tragicamente dal sangue di Giulia. 

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