«Falliti come educatori, chiuderemo la società»

di FILIPPO CARLIN
* Quale presidente del Rugby Polesine Orientale, a seguito dei gravissimi fatti accaduti domenica scorsa sul campo del Valsugana, durante e al termine di una gara Under 16, che hanno coinvolto i giocatori e un dirigente della nostra società, a nome mio personale e di tutto il consiglio direttivo, volevo porgere le nostre pubbliche scuse all’arbitro dell’incontro, alla società del Valsugana, alla Federrugby, all’amministrazione comunale di Porto Viro, che ci sostiene, e a tutti quanti amano questo sport.
Quanto accaduto non può in alcun modo essere giustificato. In questo momento sono deluso e amareggiato, in quanto lo sforzo mio e di pochi altri per cercare di far crescere il rugby anche nella parte più ad est della provincia di Rovigo, viene disatteso e del tutto vanificato da comportamenti che non ho timore di enunciare come “folli”. Faccio sport si da ragazzino, sono stato arbitro – in un’altra disciplina – per più di vent’anni e posso dire con una profonda tristezza, che questa è la più grossa sconfitta sportiva che io abbia mai patito.
In questo momento la rabbia che provo, anzi che proviamo come dirigenti, ci porta a dire di chiudere e di dichiarare quello che è un palese fallimento sportivo. Ne ragioneremo insieme, con calma e a mente fredda, per verificare se su queste macerie vi sarà ancora la possibilità – anzi, se ne avremo la voglia – di provare a ricostruire qualcosa. Il rugby non è questo, lo sport non è questo, soprattutto quello giovanile: ora dobbiamo porci delle domande, in quanto il nostro fallimento è dapprima un fallimento come educatori, poi, in maniera del tutto insignificante, come tecnici e dirigenti. Rinnovo le mio scuse all’intero mondo della palla ovale.
*presidente Polesine Rugby
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