La Digos indaga sugli “amici” di Dolores
Sarà anche la consigliera (di quartiere) della vergogna Dolores Valandro, dopo la sconvolgente frase che, via Facebook, invitava allo stupro della ministra Cècile Kyenge, colpevole - ai suoi occhi - di aver la pelle scura. Sarà pure stata oscurata la sua bacheca dalla centrale operativa del sociale network, veicolo di quell’offesa criminogena. Ma è sempre la rete, oggi, a raccogliere i fan (pardon, i membri) del gruppo “Io sto con Dolores” che, ieri, contava più di 540 aderenti, tutti pronti a sottoscrivere il folle slogan di apertura della pagina. Una pagina di altrettanta vergogna che fino a metà pomeriggio esordiva: «“Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato?”. Vergogna. Dopo la frase choc di Dolores Valandro, NOI DICIAMO “DOLLY SIAMO CON TE”». Lo slogan è cambiato in serata: «Contro lo sputtanamento mediatico che hanno riservato a Dolores NOI DICIAMO "DOLORES NOI SIAMO CON TE!"». L’amministratore del gruppo risulta il giovane lombardo Davide Redolfi, immortalato nel suo profilo Facebook in una foto con Umberto Bossi che gli fa scherzosamente le corna. Ed è proprio sui sostenitori della Valandro che stanno svolgendo verifiche gli uomini della Digos di Padova, guidati dal vicequestore aggiunto Stefano Fonsi e coordinati dalla procura. L’obiettivo è di accertare quale effetto abbia prodotto la frase della consigliera padovana di fede bossiana, espulsa dal partito nella stessa serata di giovedì. Intanto, poche ore dopo la pubblicazione di quel commento accanto a una foto del ministro per l’Integrazione, Dolores Valandro era già finita nel registro degli indagati per istigazione all’odio razziale, reato che prevede di punire con il carcere (dai 6 mesi ai 4 anni) chi «in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». La procura ha aperto l’inchiesta d’ufficio, tuttavia nel fascicolo andrà ad aggiungersi la denuncia presentata dall’avvocato Aurora D’Agostino come cittadina e come legale di Razzismo Stop. E a denuncia si aggiunge denuncia. Alla pubblicazione della notizia che il legale padovano aveva trasmesso l’esposto alla magistratura, un giovane di simpatie di destra estrema, Mirko Carrozza, ha espresso offese e minacce di morte verso la D’Agostino. Pure Carrozza sarà denunciato.
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