Dario: "Prima del nuovo ospedale sinergie con la provincia"

Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera traccia la strategia triennale di via Giustiniani. La priorità è il controllo gestionale e trasparente della pesante eredità economico-finanziaria
ZANETTI CONFERENZA STAMPA AZIENDA OSPEDALIERA - DIR. GEN. CLAUDIO DARIO
ZANETTI CONFERENZA STAMPA AZIENDA OSPEDALIERA - DIR. GEN. CLAUDIO DARIO

PADOVA. È capace di volare a Favignana per rituffarsi in poche ore nel mare di dossier. Possiede la serenità del cardiologo, lo stile del civil servant e la vocazione alla massima trasparenza.

Da sei mesi, Claudio Dario è direttore generale dell’Azienda ospedaliera. Nell’ufficio di via Giustiniani ha trovato un’ostica eredità («La priorità assoluta è il riequilibrio economico-finanziario» conferma) e l’occasione migliore di restituire a Padova il suo gioiello («Mi piacerebbe che tutti i cittadini sentissero, fino in fondo, l’ospedale come casa loro» confessa).

Riguarda al pc il servizio trasmesso sabato dalla Rai con il ministro Beatrice Lorenzin ospite in studio. Ma non perde di vista l’iPad con gli e mail di “segnalazione”, i memo dei dirigenti e le immagini di scale interne, cantieri e perfino posaceneri fai-da-te. «Conservo e ogni tanto rileggo la bellissima lettera di un’anziana signora che scriveva al dg di Ca’ Foncello lamentando la mancanza di carta igienica nel reparto in cui era ricoverata» ricorda a se stesso.

Dottor Dario, partiamo dal nuovo ospedale?

«Nelle prossime settimane, verrà perfezionata la firma dell’accordo di programma. L’Azienda sarà stazione appaltante. Ma le nuove schede ospedaliere della Regione devono trovare applicazione entro il 2015, mentre il nuovo ospedale da 950 posti letto si concretizzerà in una prospettiva più lunga».

Estate: tempo di ferie. Anche per medici e infermieri.

«Come gli altri anni, si procederà con il piano già concordato che prevede alcuni accorpamenti e servizi in sintonia con le ferie dei nostri dipendenti».

Con l’Usl 16 si va verso una “separazione consensuale”?

«Dopo 10 anni, credo sia normale sottoporre a revisione il modello organizzativo. Nei prossimi mesi, definiremo insieme quanti e quali Dipartimenti Interaziendali saranno interessati. In base alle proposte dei direttori, si stabilirà anche come procedere».

Ma sarà una sanità lungo binari distinti?

«Sono convinto che, parallelamente al nuovo ospedale, c’è bisogno di una pianificazione su scala provinciale. Oltre all’Usl 16 operano quelle dell’Alta e della Bassa padovana e c’è anche lo Iov. A differenza di Vicenza o Treviso che hanno l’ospedale integrato nell’Usl, a Padova bisogna misurarsi con una complessità territoriale inevitabile».

Una prospettiva che comporta un salto di qualità?

«L’Azienda, dopo la pubblicazione del “libro bianco”, lavora al piano triennale. La Regione sta per rendere pubbliche le sue scelte strategiche. Ne ho parlato con Mantovani, ma anche in molti altri incontri e convegni. Entro la fine del 2013, con l’Atto Aziendale maturerà lo strumento organizzativo che terrà insieme la declinazione della nostra identità con le esigenze del bacino provinciale, e non solo».

Il dg che ruolo recita, concretamente?

«Guardi, sul serio è la squadra quella che conta: serve chi para come chi segna. Confido molto nell’impegno di tutti nel misurarsi con il mondo che cambia. E sono a disposizione di chiunque voglia aiutarci nel migliorare e cambiare quando serve. Noi tutti garantiamo il massimo impegno. Però dobbiamo anche saperci rispecchiare nello sguardo di pazienti, familiari, utenti che ci vedono con gli occhi dei “proprietari” del servizio sanitario pubblico».

Un super-manager che mette le carte in tavola?

«L’anno scorso avevo 66 sindaci come interlocutori nelle due Usl trevigiane che dirigevo. Ho percepito la forza delle Amministrazioni e il riconoscimento delle comunità che rappresentano».

Forse, con gli accademici del Bo diventa meno facile?

«Le Università sono un valore aggiunto di cui come veneti non possiamo fare a meno. Ne vanno potenziati i valori, magari con nuove modalità. E le risorse che non sono solo sinonimo di soldi».

Padova meno “eccellente” rispetto agli stereotipi, ma più efficace nella fase di transizione?

«Se ci si concentra solo sui singoli problemi, forse si risolvono ma perdendo di vista le sinergie che fanno la differenza. Con Regione e Università ci concentriamo proprio su questo: Padova e il suo Ateneo restano riferimento dell’intera area centro-est del Veneto. E non possiamo avere paura del nuovo orizzonte che si è già profilato».

Argomenti:sanità

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