Sondaggio fra gli studenti: «Il nostro futuro è aprire un’impresa»

Avanti per la loro strada, malgrado la crisi, sognando per il futuro di aprire un’impresa. Anche senza una laurea in tasca. È la fotografia scattata tra settembre e ottobre da Fabbrica Padova, Centro studi di Confapi, con il contributo della Camera di Commercio, su un panel che ha coinvolto 79 studenti fra i 17 e 19 anni degli istituti superiori Marconi e Einaudi-Gramsci. L’obiettivo, era conoscere gli sbocchi professionali che si aspettano i giovani per il loro futuro, testandone la percezione delle difficoltà finanziarie che un tal passo comporta.
Il futuro. La recessione sembra aver risparmiato buona parte degli studenti che frequentano la quarta e la quinta superiore: per il 46% di loro la crisi non ha comportato modifiche sostanziali ai loro stili di vita; fra questi appena 4 ragazzi su 100 dicono di non averne risentito «per niente». Complessivamente, in chiave futura, il 42% dei giovani si vede imprenditore e uno su due (il 53%) non crede nell’importanza di proseguire il percorso di studi. Questo vale sia per chi programma di mettersi in proprio, e per chi conta di trovarsi un lavoro dipendente nel privato.
Le prospettive. Dal mondo studentesco arriva un segnale importante per il futuro dell’imprenditoria. Malgrado le incertezze provocate dalla recessione economica, i giovani hanno le idee chiare e precise, in perfetta linea con i tempi: quattro su dieci (41%) dicono di puntare sulla green economy, mentre per il 28% il futuro è la fornitura di servizi legati all’hi-tech; il 15% crede nella ristorazione e il 12% punta sull’e-commerce, mentre appena il 4% opta per il settore turismo.
La scuola. Uno studente su due (53%) non pensa di voler proseguire gli studi dopo la maturità, mentre il 35% dice di essere orientato ad iscriversi a una facoltà universitaria; l’11% pensa a «corsi di alta formazione», e fra chi intende proseguire negli studi, il 52% punta su una formazione a metà fra Italia ed estero. Solo il 16% dice di voler studiare solo all’estero.
Il lavoro. Entrando negli ambiti di lavoro, il 30% degli studenti si vede impegnato professionalmente come dipendente nel settore privato, mentre un 42% dice di voler fare l’imprenditore. Il settore imprenditoriale più gettonato è l’industria con il 12%, seguita da servizi (9%) e commercio (8%). Importante è anche la fetta di chi si vede come lavoratore autonomo o consulente (16%).
Guadagni. Per i giovani, in termini di guadagni, la professione più remunerativa è quella del politico (47%), anche se solo il 2% la vede come possibile lavoro futuro. A livello imprenditoriale, è il commercio a essere visto come settore che produce più utili (per il 10%), mentre il 20% del campione opta per un futuro da lavoratore dipendente nell’ambito privato. Solo il 6%, infine, vede il settore pubblico come professione con un buon reddito.
I problemi. Tra le principali problematiche legate all’avvio d’impresa, gli studenti padovani mettono in cima alla lista fisco e tasse (43 su 79 danno la massima importanza a questo tema). Seguono, in ordine, problemi burocratici e incasso crediti, mentre scarsa importanza hanno le voci della concorrenza e della vendita di prodotti e servizi.
La lettura. «Promuovere nella scuola la cultura d’impresa e nelle aziende la cultura dell’alternanza scuola-lavoro, raccordandole, è un obiettivo in cui la nostra associazione crede moltissimo» sostiene il direttore di Confapi Davide D’Onofrio «uno degli obiettivi specifici di questo progetto è mettere in “presa diretta” studenti e temi dell’attuale momento di difficoltà e di rilancio del sistema delle imprese. La prima ragione del successo di un’azienda sta nel suo capitale umano. E per sviluppare le competenze dei lavoratori di domani la scuola svolge un ruolo insostituibile, purché sia armonizzata con l’evoluzione della società».
Imprenditori. Gli studenti che hanno partecipato al sondaggio, si misureranno nella simulazione di un avvio d’impresa: giovedì al Marconi e il 22 al Gramsci.
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