Corruzione per gli appalti, i tre imprenditori arrestati: «Così fanno tutti»

PADOVA. Hanno parlato per nove ore gli imprenditori Manuel Marcon e Roberto Unizzi di Curtarolo con Andrea Caporello di Padova. Senza mai ammettere alcuna richiesta o dazione di danaro, limitandosi a confessare il “peccato” di turbativa d’asta, tra lacrime e singhiozzi. E le intercettazioni che sembrano inchiodarli? Vanno contestualizzate e si riferiscono a lavori svolti per privati, si sono affrettati a spiegare. E le gare “pilotate”? Nessuno aveva il potere di condizionarle. E i lavori realizzati nella villetta del funzionario Ater, nonché ex assessore all’Urbanistica di Carmignano, il geometra Sante Graziano Cogo? Solo favori a titolo personale per “restare nel giro” degli appalti pubblici. Il resto? Tutto regolare.
Mai pagato nessuno e mai ricevuto richieste di soldi. Mai maggiorato i prezzi da mettere in conto agli enti pubblici. Mai saputo l’esito delle gare prima dell’apertura delle buste. E se turbativa d’asta c’è stata – e non hanno potuto negarlo – si trattava di comportamenti mai avvertiti come illegali. Fra gli addetti ai lavori, hanno sostenuto i tre difesi dal penalista Ernesto De Toni con l’avvocato Orfeo, era un’abitudine chiamarsi al telefono, accordarsi sui partecipanti a una gara, parlare dei ribassi. Era “un sistema diffuso” per lavorare senza pestarsi i piedi e continuare a essere invitati alle gare: «Non sapevamo che fosse un reato... Ce ne siamo resi conto leggendo l’ordinanza di custodia cautelare». Beata ingenuità.
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