Gli psicologi e l'amore: «La coppia fedele spesso è infelice»

Cinquecento psicoterapeuti riuniti al Papa Luciani: «Metà dei nostri pazienti sofferenti nella sfera amorosa»

PADOVA. Impariamo ad amare fin dalla culla secondo un copione prestabilito e in gran parte scritto dalle istituzioni. Recitiamo dunque il ruolo di fidanzati, compagni, mariti e mogli che non devono tradire e se lo fanno dovranno sentirsi in colpa; che non possono guardare otre il loro orticello sessuale se il partner non è disponibile a soddisfare le proprie voglie. A dirlo non qualche “scellerato” dell’amore carnale, ma una prestigiosa platea di psicoterapeuti e studenti delle scuole di specializzazione in Psicoterapia interazionista di Padova. Che ieri si sono dati appuntamento al centro conferenze Papa Luciani in più di 500 per il convegno «Discorso amoroso e psicoterapia. Conversazioni sul tema».

Il 50% (dato sottostimato) dei problemi dei pazienti padovani che si rivolgono allo psicoterapeuta è riconducibile alla sfera amorosa. «Pensiamo ad un disturbo alimentare», scandisce Radames Biondo, tra gli organizzatori del convegno, «spesso è un effetto di una relazione affettiva-amorossa». Insomma, l’amore ci fa male? «No, ma dobbiamo imparare ad avere consapevolezza dei cliché che nella nostra società culturale stanno dietro all’amore: come per la moda sono pochissime le persone che incarnano i corpi delle modelle e dei modelli delle passerelle, perché la maggior parte di noi ha fisicità normali con pregi e difetti, così la felicità perfetta che ci suggeriscono e insegna la letteratura (soprattutto quella cinematografica), creano delle aspettative che saranno immancabilmente deluse perché una persona sola non può soddisfarle. Dunque un solo compagno non è abbastanza, abbiamo bisogno di più relazioni amorose perché raramente un’unica persona può darci tutto quello che chiediamo. Il matrimonio fa appassire i fiori colti dall'amore perché li ingabbia in processi istituzionali. Esclusività del rapporto, gelosia, possesso, sono copioni già dati che a noi tocca solo interpretare perdendo in spontaneità».

Tuttavia, prima di gridare “liberi tutti” e saltare da un letto all’altro con leggerezza, giustificati dalle ricerche della psicologia, val la pena approfondire. «Si arriva a chiedere l’aiuto dello psicoterapeuta», aggiunge Biondo, «perché non riusciamo a reggere il ruolo che il nostro copione ci ha dato. La conclusione è che la coppia non sempre rende felici. Siamo troppo presi a corrispondere i prototipi che ci vengono imposti, ad esempio durare delle ore nella pratica sessuale come fossimo protagonisti di pellicole a luci rosse, quando la realtà è molto più contenuta. Istituzionalizzare il rapporto sentimentale ha una curva che transita da un interesse di innamoramento all’amicizia fino alla fratellanza, invece la discesa della curva ci indica solo che quel rapporto è terminato e la copia si ostina a continuare a ripetere la coreografia dell’amore. Dietro possono starci ragioni economiche, la preoccupazione per i figli, ma il vero risultato è un silenzio patologico per la coppia». Allora come cercare la felicità? «Prima di tutto conservando sempre degli spazi individuali e ricordando che non è l’altro ma gli altri a completarmi, che possono essere gli amici, i familiari, i colleghi di lavoro. Accettiamo più persone nella nostra vita come amiamo più autori letterari o più lavori. Non significa che dobbiamo necessariamente tradire, ma se questo dovesse accadere non è utile raccontarlo al partner. Rompiamo il ragionamento per cui tradimento uguale dolore».

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova