70 anni fa il bombardamento su Padova che distrusse il capolavoro del Mantegna

Era l’11 marzo del 1944: 111 aerei statunitensi sganciarono 300 tonnellate di bombe sulla città. Un anniversario ignorato dalla città che ha perso uno dei suoi capolavori artistici
Pd 11 ottobre 2006 G.M Restauro cappella Ovetari (salmaso) - Pd 11 ottobre 2006 G.M Restauro cappella Ovetari (salmaso)
Pd 11 ottobre 2006 G.M Restauro cappella Ovetari (salmaso) - Pd 11 ottobre 2006 G.M Restauro cappella Ovetari (salmaso)

PADOVA. Settant’anni. Il tempo di una vita. Il tempo passato da uno dei più grandi «sfregi» a Padova e all’umanità, dalla distruzione di un’opera d’arte unica al mondo. Sono passati esattamente 70 anni da quell’11 marzo 1944 quando il quarto bombardamento alleato sulla città del Santo distrusse l’affresco del Mantegna in Cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani. Un colpo al cuore della città, in quel momento sotto il controllo dei tedeschi.

Una catastrofe non solo umanitaria, ma anche artistica. Secondo un comunicato degli Stati Uniti presero parte al bomabrdamento 111 «fortezze volanti» che sganciarono oltre 300 tonnellate di bombe su Padova. Andarono distrutte la chiesa degli Eremitani e quella di San Benedetto, colpita le caserme di Riviera Paleocapa, colpito l’istituto Missioni Africane in via Citolo da Perugia e un reparto dell'Ospedale Civile. Bombe, morte e distruzione arrivarono anche a Altichiero, Torre, S. Lazzaro, Mortise, Ponte di Brenta, Vigonza, Noventa, Albignasego, Salboro, Sarmeola, Selvazzano. Anche l'Arcella fu nuovamente colpita dai bombardamenti.

Il lavoro di restauro della Cappella Ovetari è iniziato da subito, con il recupero dei frammenti dell’affresco del Mantegna. Alcuni pezzi però non furono mai più trovati. E ancora oggi, come un gigantesco puzzle, si tenta di ricostruire il capolavoro con le più moderne tecniche di restauro. Qualche anno fa qualcuno lasciò sull’altare della chiesa degli Eremitani una scatoletta: all’interno c’erano tre pezzi mancanti proprio dell’affresco del Mantegna.

Ieri sera la chiesa degli Eremitani era deserta: solo due fedeli seduti tra i banchi dell’enorme buia navata. I due affreschi della cappella Ovetari, con le storie dei santi Giacomo e Cristoforo, restano al buio. Illuminati solo per pochi minuti dalle monetine dei pochi turisti che, dopo aver visitato i musei e la Cappella degli Scrovegni, si avventurano nella vicina chiesa. Settant’anni dopo, dimenticati anche dalla città.

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