Amianto, muore operaio A processo il manager

Un lavoratore ucciso dal mesotelioma; un collega colpito dalla stessa malattia oggi in cura. Una malattia che, spesso, purtroppo non perdona e viene provocata dall’esposizione all’amianto, minerale bandito dalla produzione industriale italiana nel 1992 a causa della sua pericolosità per la salute. Così l’ex legale rappresentante della ditta “Fratelli Domenichelli srl”, in carica dal 13 dicembre 1973 al 25 luglio 1989, si trova sul banco degli imputati. Il prossimo 10 novembre, davanti al giudice monocratico padovano Chiara Bitozzi, inizierà il processo nei confronti di Enzo Vigliano, 68 anni residente a Milano (a difenderlo il penalista Emanuele Fragasso).
Il pubblico ministero Sergio Dini aveva chiesto (e ha ottenuto) il rinvio a giudizio del manager per cooperazione in omicidio colposo e lesioni colpose, oltreché per la violazione di una serie di norme in materia di sicurezza sul luogo di lavoro contenute nel decreto presidenziale numero 303 del 19 marzo 1956 intitolato “Norme generali per l'igiene del lavoro”.
Renato Zambon, 62 anni di Padova, morì il 27 luglio 2009 nella Clinica Medica III dell’ospedale di Padova ucciso da un mesoteliona pleurico, tipica malattia professionale provocata dalle fibre d’amianto diagnosticata un anno e mezzo prima. La vittima aveva lavorato nell’officina della ditta Domenichelli dal 1962 al 1996 come meccanico di automezzi per ben 34 anni a contatto con le fibre “assassine” presenti nelle frizioni dei freni.
A.B., un altro collega ci Padova, è stato pure colpito dal mesotelioma pleurico maligno diagnosticato il 31 marzo 2009 e sta combattendo contro il male.
Eppure durante il servizio i dipendenti non erano mai stati informati sui rischi derivanti dal contatto con l’amianto, non erano stati sottoposti a periodici controlli medici ed erano privi di vestiario e strumenti per ridurre il rischi di inalare le fibre del minerale-killer.
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