Vince l'opposizione, bocciata la fusione Aps-Busitalia

PADOVA. Fusione congelata e maggioranza raggelata. Battuta per due voti sulla mozione sospensiva presentata da Matteo Cavatton (Fi). È finita in una manciata di minuti, con la maggioranza sgomenta e l’opposizione, mai così trasversale, sciolta in applausi che hanno contagiato anche il pubblico, la “discussione” sul matrimonio tra Aps e BusItalia.
Ma avrebbe potuto finire anche peggio, con Fabio Scapin, ex Idv approdato nelle fila di Padova2020 e il democratico Paolo Cesaro separati all’ultimo da una rissa certa e che per un niente è rimasta solo verbale tra i «venduto» e «sei tu che svendi la città», in un florilegio di insulti iniziati già in aula e proseguiti fuori. Ma anche se è Scapin, il «traditore» come lo apostrofa Gianni Berno a caldo, a calamitare la maggior parte di insulti - che non risparmiano nemmeno la Ruffini -, la partita si è chiusa con ben 18 voti a favore (contro 16) dello stop e del rinvio della fusione delle aziende di trasporto pubblico al nuovo Consiglio comunale.
La seduta La bocciatura della fusione deflagra nel bel mezzo di una seduta inspiegabilmente sonnolenta, in cui le interrogazioni si susseguono mentre tra il pubblico si stipano volti più o meno noti e qualcuno è costretto anche a restare fuori. Seduto in prima linea Francesco Fiore, più discosto Maurizio Saia; tra loro qualche grillino, oltre a Marco Ferrero e, ovviamente, gli autisti. Dall’altra parte dell’aula la nomenklatura di Aps Holding. Un fulmine a ciel sereno, se si considerano le battute di avvio. Malgrado la mozione minacciasse la seduta del Consiglio fin dal mattino, le ambizioni degli oppositori sembravano essersi infrante ai blocchi di partenza: 31 presenti all’avvio della seduta e buona parte delle speranze di far passare il documento disperse con la maggior parte dei nove assenti.
Ma proprio mentre il Consiglio correva via nella noia diffusa, i consiglieri di opposizione spuntavano silenziosamente e alla rinfusa, rinsaldando le fila degli oppositori: dopo Terranova (astenuto), Cavalla, Bordin, Aliprandi e, da ultimo, Marco Marin, strappato al volo dal collegamento telefonico con Berlusconi che si consumava a due passi. È con l’ingresso a sorpresa del coordinatore regionale di Fi che si capisce che l’aria è cambiata. Un voto determinante, assieme a quello di Pisani (dato tra gli incerti); significativa anche l’astensione di Toniato. In questo scenario a nulla sono servite le assenze, pur significative, di Salmaso, Grigoletto e Ostanel «la mia attività in Consiglio è sospesa fino alla valutazione delle mie dimissioni da parte dell’assemblea di Sel» manda a dire quest’ultima, anche se voci di corridoio riferiscono di un’esplicita richiesta a non presentarsi.
Quando Rossi comincia la presentazione del provvedimento, viene stoppato da Cavatton che impone il voto immediato - la presenza di Marin ha il timer - della mozione sospensiva. Uno a favore uno contro: «Una decisione troppo delicata per essere assunta da un Consiglio in proroga», la sintesi di Cavatton, mentre Berno attacca «chi fugge vigliaccamente e non vuole affrontare il dibattito». Ma il voto non lascia scampo.
La mozione La basi su cui poggia la mozione sono quelle citate velocemente dal capogruppo di Fi: una proposta presentata allo scadere del mandato da un vicesindaco «facente funzione», un’assemblea in proroga dopo che il presidente della Repubblica ne ha dichiarato la decadenza (in seguito alla nomina di ministro di Zanonato). Accanto a questo, la mancanza di un piano industriale, il silenzio sul compenso dei membri del Cda e l’assenza di patti parasociali. Si aggiunge la mancanza di urgenza stabilita dalla fissazione della gara di appalto dei servizi al 31 dicembre e la possibilità di assegnarne in house la gestione fino al 2019.
Rossi Al sindaco ci vuole un po’ di tempo per riprendersi dallo smacco. «Sulla fusione si sono espresse favorevolmente tutte le categorie» commenta amareggiato Rossi raccontando di minacce, voltafaccia e offerte di scambio che si sarebbero consumate con i consiglieri fino all’ultimo a margine del voto «l’accordo sindacale è stato sottoscritto da tutte le sigle, Cobas compresi. Eppure per fare un dispetto, molti dei consiglieri che dopo le elezioni non torneranno in Consiglio, hanno arrecato un danno alla città. La conseguenza sarà il dimezzamento della quota proposta nella newco dove Padova passerà dal 44% in caso di votazione entro il 30 aprile, ad un probabile 20%» aggiunge garantendo che non verrà fatta alcuna forzatura e che la fusione verrà affrontata solo dalla nuova amministrazione «l’affidamento in house porterà all’esubero di 100 dipendenti. Però mi rendo conto di non poter chiedere responsabilità a chi vuole evitarla». Ma il suo volto tradisce tutta la difficoltà del momento.
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