Capua indagata per traffico di virus: «Assurdo, vogliono screditarmi»

La virologa padovana di fama mondiale: «Ceppi virali trattati solo attraverso i canali ministeriali». Il direttore dell’Isz: «Abbiamo tutte le carte in regole»

PADOVA. Nessun traffico illecito. «I ceppi virali sono stati e vengono forniti in modo ufficiale dall’Istituto zooprofilattico previa autorizzazione del ministero della Salute». Ilaria Capua è «molto amareggiata, altro non posso dire». Giovedì prossimo sarà al Quirinale «per i premi eccellenze italiane, non so cosa ci sia dietro».

Dice di aver saputo ieri dai giornalisti dello scoop dell’Espresso - oggi in edicola - che fa luce sull’inchiesta per traffico di virus anticipando pesantissime accuse di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione.

«Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia» taglia corto la virologa premiata recentemente con l’Excellence Award 2014 per la microbiologia clinica e le malattie infettive, attribuitole dalla Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive. «Sono assolutamente estranea ai fatti, i ceppi sono venduti in modo del tutto lecito e trasparente dall’Istituto zooprofilattico non certo da Ilaria Capua. Leggerò dei presunti atti che avrei commesso e mi tutelerò».

Capua ritiene sospetta la tempistica. «Perché viene fuori ora? Parliamo di fatti relativi a un’attività avviata nel 2000. Perché esce ora, senza che io abbia avuto alcuna notizia delle presunte indagini a mio carico, alla vigilia delle Europee?»

Quanto alle intercettazioni, riportate dal settimanale l’Espresso precisa: «sono frasi assolutamente fuori contesto». Ma la cosa che forse più le fa male sono le «allusioni» a un interesse privato. Traffici, secondo la ricostruzione dell’inchiesta del Nas riportata dal settimanale, alimentati dal denaro. «Nel 2006 l’Organizzazione mondiale di sanità mi contattò perché voleva che depositassimo la sequenza del virus in un database privato a cui solo 15 laboratori, fra i più importanti al mondo, avevano l’accesso. Rifiutai in nome dell’interesse pubblico e ora il mio nome viene affiancato a presunti traffici illeciti? Assurdo, vogliono screditarmi come persona e come ricercatrice».

Un fulmine a ciel sereno anche per Igino Andrighetto, direttore generale dell’Istituto zooprofilattico. «Mettiamo i virus a disposizione di tutti i soggetti interessati e autorizzati, non c’è alcun monopolio da aggirare» spiega. «Merial o altre aziende farmaceutiche o enti ricerca, tutti possono avere i ceppi se autorizzati dal ministero della Sanità. Le carte sono in regola e a disposizione». Per 2-3 mila euro, «cifra che copre giusto le spese», tutti i soggetti interessati e autorizzati possono avere il ceppo H5N1. «Non diventiamo certo ricchi con questa attività» prosegue. «Ma scusi se una multinazionale o casa farmaceutica che sia sono interessate a sviluppare un prodotto vaccinale perché dovrebbe rivolgersi al mercato nero se può ottenere il virus attraverso il canale ufficiale?». Come potrebbe, è la tesi, commercializzare il vaccino se non precedentemente autorizzata dal ministero?

«Cadiamo dalle nuvole» aggiunge il direttore generale del centro d’eccellenza con sede a Padova. «La ricostruzione mi lascia perplesso, vero che nella vita non si può mai sapere. Quello che è certo è che l’Izs ha tutte la carte in regola e sulla correttezza delle procedure di vendita non ci sono dubbi. Ho saputo che ci sono delle intercettazioni, vedremo. Ma qui da noi i controlli sono estremamente rigidi e per la sicurezza sono stati spesi una montagna di soldi. Ecco perché dicevo che non si possono portare così a cuor leggero i laboratori alla Torre della Speranza. Ma lasciamo perdere, non vorrei aggiungere polemiche».

Per quanto riguarda il ruolo della Merial, e in particolare il suo eventuale coinvolgimento con Candoli e alcuni colleghi dello stabilimento di Noventa Padovana specializzato nella produzione di vaccini aviari, dalla sede italiana di Sanofi (contattata) non è giunto alcun commento sulla vicenda.

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