Zanardi, lavoratori in cooperativa per salvare l’azienda

Dal notaio dodici dipendendenti e anche l’ad del gruppo Arrivata una lettera di solidarietà da Catania con 10 euro
FERRO - SUICIDIO ZANARDI
FERRO - SUICIDIO ZANARDI

PADOVA. I lavoratori della Zanardi si sono ufficialmente costituiti in cooperativa l’altro ieri tentando tutto il possibile per mantenere il posto di lavoro. Sono in dodici, un piccolo nucleo iniziale tra cui è presente anche l’ad del gruppo editoriale Mario Grillo. Lunedì hanno sborsato di fronte al notaio 50 euro a testa per costituire il primo nucleo di quella che, secondo i piani sviluppati con Federcontribuenti Veneto e Legacoop, sarà una cooperativa ben più grande: 70 soci, i lavoratori della legatoria Zanardi e un capitale sociale di circa 700 mila euro, quelli necessari per ottenere le garanzie bancarie utili a far ripartire l’intera attività.

«Per raggiungere un capitale sociale così ampio tutti si sono resi disponibili a mettere in comune i loro risparmi, il Tfr e le quote di cassa integrazione che ancora non hanno ottenuto», dichiara Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti Nazionale che ha seguito dall’inizio le vicissitudini dell’azienda.

«Per vivere puntano al riconoscimento, in fase di procedura di concordato, di cinque mensilità lavorate e mai pagate». Questo dovrebbe bastare per far ripartire lo stabilimento di Padova e ricominciare a fare quello che i lavoratori sanno fare meglio, mentre le commesse già presenti iniziano a essere trasferite ad altre aziende.

Tuttavia lo scoglio è costituito in parte consistente da un debito complessivo quantificato intorno ai 21 milioni di euro che la nuova società cooperativa, in caso di continuità aziendale, non sarebbe in grado di accollarsi. «Proprio per questo abbiamo scelto di puntare al diritto di prelazione dato alle cooperative dei lavoratori aziendali previsto dal decreto Destinazione Italia in caso di concordato preventivo», continua il presidente di Federcontribuenti Veneto, «ed anzi puntiamo alla possibilità che per i primi due anni il costo dell’affitto di ramo d’azienda sia di 2 euro soltanto».

Una scommessa difficile che però riscuote la solidarietà di molti lavoratori in giro per l’Italia.

Nei giorni scorsi è arrivata ai lavoratori una lettera, contenente 10 euro e proveniente da Catania: «Ho visto i vostri volti, ho visto i vostri occhi, io non voglio che perdiate la speranza! Dovete avere coraggio!», scrive il donatore, «Io da parte mia mando questi 10 euro, che non sono niente». Una lettera accorata il cui mittente si è firmato “il lavoro vive”.

Riccardo Sandre

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