Ricostruito il volto di Sant’Antonio

L’immagine in 3D resterà esposta fino al 22 giugno alla mostra sulla devozione nel chiostro del beato Belludi in Basilica
Di Aldo Comello

Abbiamo guardato in faccia Sant’Antonio, vivo nella fede, ma morto 8 secoli fa. E non è stato un miracolo, ma il risultato della tecnologia e della collaborazione tra specialisti.

Il volto del Santo o meglio la ricostruzione forense del viso, rivelato al pubblico ieri sera all’Auditorium del Centro Culturale San Gaetano, resterà in esposizione dal 12 al 22 giugno negli spazi della Mostra della Devozione popolare, nel chiostro del beato Luca Belludi in basilica.

Racconta Luciano Bertazzo, direttore del Centro Studi Antoniani di Padova: «L’avventura è nata da un “ponte”: il collegamento tra Centro Studi Antoniani e Museo di Antropologia. La collaborazione si è innescata quando hanno saputo che esistevano i calchi delle ricognizioni sia di Sant’Antonio (1981) che del Beato Luca Belludi (1985). Ma al di là della ricostruzione del volto nei suoi aspetti tecnici, il fatto di riconoscere le fattezze reali del Santo è di per sé commovente per la forte valenza simbolica ed esistenziale. Cicero Moraes che l’ha ricostruito, “a cielo coperto”, senza conoscerne l’identità, quando gli è stato rivelato che si trattava non di un filosofo o di un cavaliere ma di Sant’Antonio di Padova è rimasto prima sconvolto e poi profondamente commosso. E, davvero, ciò che colpisce è il vigore e la forza di quel viso … finestra di una vita intensa e appassionata per il Regno!».

Nicola Carrara, conservatore del Museo di Antropologia dell’Università spiega la genesi del progetto: «Nell’ottobre del 2012 Antrocom e Arc-team ci chiesero di effettuare una documentazione tridimensionale della copia di un importante fossile legato all’evoluzione umana e pre-umana: il bambino di Taung (Australopithecus africanus). Ciò per testare le tecniche più moderne di ricostruzione facciale. Tale collaborazione fu estesa anche ad altri crani famosi conservati al museo e quindi, attraverso il contatto con il Centro Studi Antoniani, alla possibilità di accedere ai calchi dei crani di Sant’Antonio e del Beato Luca Belludi».

Cicero Moraes, designer 3D brasiliano: «Mi fu inviato un messaggio in cui si faceva il nome del volto ricostruito: “S.Antonio di Padova”, al momento non capii. Soltanto quando si parlò del lato più folkloristico della devozione (in Brasile Sant’Antonio è famoso perché fa trovare la fidanzata o il fidanzato) provai come una scossa elettrica. Per me è stato un grande onore e anche un grande spavento guardare negli occhi il Santo. Anche i miei collaboratori quando comunicai loro l’identità di quel volto, molto portoghese, rimasero esterrefatti. Mi avevano comunicato soltanto i dati essenziali, maschio, 36 anni, caucasico. Ad ogni passo mi domandavo chi fosse quell’uomo. Quando l’ho saputo sono rimasto senza parole. Nonostante io non sia particolarmente religioso, ho sentito una grandissima responsabilità. Milioni di persone nel mondo avrebbero visto la faccia del loro Santo».

«L’iconografia antoniana», aggiunge Luciano Bertazzo, «è una delle più ricche con documenti espressi dai massimi artisti di tutti i tempi. A variare sono i simboli della rappresentazione (libro, giglio, Bambin Gesù, fiamma-cuore, pane). Giotto a Padova e ad Assisi ha lasciato testimonianza. Per cui la ricerca del vero volto è relativa rispetto al volto desiderato dalla propria immaginazione simbolica ed esistenziale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova