La segretaria “infedele” ruba all'avvocato 733 mila euro

PADOVA. Per ventun anni avrebbe rubato dalla cassa del suo datore di lavoro, falsificando firme e sigle, gestendo conti correnti agli sportelli bancari e online via homebanking, raccontando frottole e, infine, confessando la sua colpa. Ma intascando, comunque, una cifra che nessuno stipendio da segretaria avrebbe potuto garantirle, manco fosse al servizio di un supermanager o di uno sceicco: 733 mila euro al netto di tasse, Iva o qualunque altro balzello. Una liquidazione da alto dirigente arraffata grazie a un’architettura contabile abilmente artefatta in anni e anni di infedele servizio.
Nei guai. Sotto inchiesta per truffa continuata, falso in scrittura privata e indebito utilizzo di bancomat, carte di credito e altri titoli di pagamento di provenienza illecita è finita Giovanna Formentin di Due Carrare, per anni “braccio destro” dell’avvocato Giorgio Fornasiero, Dc esponente della corrente dorotea, negli anni ’80 assessore al Patrimonio e al Commercio con i sindaci Bentsik e Montesi, presidente dell’allora comitato di gestione dell’Usl 16 e nel 2000 presidente dell’Esu. Con lei risultano indagati per concorso in riciclaggio aggravato da un danno di rilevante gravità anche la sorella Marina Formentin e il marito di quest’ultima Mirco Menegazzo, già titolari di una società di consulenze assicurative tra Abano e Due Carrare, e la madre Luciana Bellin.
I sequestri. Alla fine del 2011, messa alle strette la segretaria Giovanna Formentin, aveva ammesso: era stata lei a prelevare i soldi che le servivano per aiutare la famiglia e per spese personali. E ancora: sempre lei aveva manomesso la contabilità, movimentando il danaro in maniera tale da poter incassare somme extra stipendio. I prelievi tra il 2008 e il 2011? Ben 264.644 euro. Ma era pronta a restituire il maltolto. A parole, perché nelle tasche dell’avvocato Fornasiero è rientrata solo una parte del bottino, circa 200 mila euro. Il resto? Speso o investito in beni, anche immobili, come appartamenti. Così su richiesta del pubblico ministero Roberto D’Angelo che sta portando a conclusione la delicata indagine con il supporto del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza, il gip Lara Fortuna ha firmato un decreto di sequestro preventivo dei beni di Giovanna Formentin e degli altri indagati per la somma di 551.561 euro, l’equivalente (secondo gli investigatori) di quello che è stato rubato al professionista padovano. Quali beni? Conti correnti, denaro contante, soldi in depositi bancari e appartamenti. L’ex segretaria, però, si è opposta impugnando il provvedimento davanti al tribunale del Riesame di Padova: l’udienza è prevista stamattina. Sempre le Fiamme Gialle hanno sequestrato nell’abitazione di Giovanna Formentin conteggi relativi ai prelevamenti illeciti, documentazione bancaria sul conto corrente ancora acceso in Veneto Banca (la nota dell’istituto che ne confermava l’operatività e la lettera con cui Fornasiero ne ordinava l’estinzione, come prospetti di prelievi per 414.644 euro tra il 2008 e il 2011), infine bancomat e codici di utilizzo.
L’inchiesta. È lo studio di consulenza contabile del professionista che s’accorge di frequenti e consistenti prelevamenti analizzando l’estratto conto della Cassa di Risparmio del Veneto dove è acceso il conto corrente dello studio legale: alcuni prelievi bancomat non risultavano registrati. Giovanna Formentin si giustifica: «Sono operazioni fatte dall’avvocato». Si va più a fondo e si scopre che la firma dell’avvocato, che risultava nei contratti bancari, non corrisponde a quella dei moduli relativi alle infinite operazioni contabili effettuate negli anni e neppure la sigla. Insomma, la “mano” era diversa. Giovanna Formentin confessa, almeno in parte. È il dicembre 2011 e si chiude bruscamente il rapporto di lavoro iniziato nel 1990. Il 12 del mese il legale presenta denuncia, spiegando che mai si era reso conto degli ammanchi, preso dall’attività strettamente legale, mentre la sua segretaria si occupava si occupava di tutta l’attività amministrativa e contabile, compresi gli incassi e i pagamenti per uno stipendio dai 1200 ai 1400 euro al mese.
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