Baone, vigile rinviato a giudizio per i regali “estorti”

BAONE. Con l’accusa di concussione per induzione è stato rinviato a giudizio Annibale Santi, 62 anni residente a Galzignano, agente di polizia locale dell’area Termale prima in servizio nel comando di Vo’ poi, dall’1 gennaio 2006, passato all’Unione Comuni dei Colli Euganei (Arquà Petrarca, Vo’, Baone e Cinto) e, infine, al distaccamento di Este dall’1 gennaio 2010 al 19 febbraio 2011. Lo ha deciso ieri il gup padovano Cristina Cavaggion, accogliendo al richiesta della Procura. Già fissata la data del processo davanti al tribunale collegiale: Annibale Santi (difeso dall’avvocato Marina Infantolino) dovrà sedersi sul banco degli imputati il prossimo 11 marzo.
Era stato il chiacchiericcio di paese a convincere la polizia locale a verificare se le frequenti allusioni di alcuni commercianti sugli imbarazzanti comportamenti dell’agente potessero avere un fondamento. Così, dopo le verifiche, è scattata l’indagine trasmessa in Procura. Diversi i commercianti, in particolare di Baone, sentiti “a sommarie informazioni” ovvero come semplici persone che possono fornire qualche interessante notizia. Alcuni avevano spiegato di aver fatto degli omaggi all’agente, sempre pronto a offrire la soluzione a un problema o un aiuto; qualcun altro è stato meno benevolo, come un parrucchiere che ha raccontato l’abitudine dell’agente di recarsi nel suo negozio in più occasioni per farsi tagliare i capelli, salutando con una stretta di mano senza preoccuparsi di saldare il conto.
«E io non ho mai avuto il coraggio di chiedere soldi» si è giustificato il commerciante. Secondo quanto risulta dal capo d’imputazione, infatti, l’agente Santi sarebbe stato sempre cortese con i commercianti, avvicinandoli in divisa, proponendo il proprio aiuto e inducendoli «a consegnare prodotti d'ogni genere senza pagare». Alla Fiera dei bisi di Baone si sarebbe fatto consegnare un sacchetto di formaggi, poi un sacchetto da un chilo di piselli e una cassetta di piselli freschi; in altre occasioni frutta e verdura. Tra le contestazioni alcuni servizi del parrucchiere ascoltato durante l’indagine. Servizi non pagati e ottenuti gratuitamente. Santi, ricevendo le borse di ortaggi o salutando il parrucchiere, si limitava a dire: «Tutto a posto spero?... Di qualsiasi cosa avete bisogno... sapete dove sono?... Se ghemo capii, no? Se ve serve qualcosa, a posto». Questa condotta si sarebbe tradotta nella concussione per induzione, che è l'“induzione indebita a dare o a promettere utilità”, reato più specifico rispetto alla concussione per costrizione, introdotto dalla legge 190 del 2012.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








