L’ITALIA SUL LETTINO / Padri contro figli: la violenza definitiva

L’amore per l’amore è la condanna del nostro secolo: l’analisi della psicologa Vera Slepoj

PADOVA. L’amore non è ciò che prendi, non è ciò che dai, è ciò che sei, la capacità di trasferire te stesso al mondo esterno. L’amore per l’amore è la condanna del nostro secolo, l’illusione di vivere sospesi nell’emozione perenne, nei sentimenti dilatati, nell’esaltazione emotiva che priva l’individuo della capacità di elaborare una sana consapevolezza e la corretta responsabilità delle conseguenze delle azioni. È l’agonia della sottrazione dell’amore dalla sua vera origine - l’elaborazione libidica - a far sì che nell’incontro con la altro ci si trasformi, si migliori, si mantenga un equilibrio.

Oggi l’amore è carico di una sorta di mancata redenzione, confusa dalla difficoltà di gestione delle pulsioni. La perdita del significato dell’amore riguarda soprattutto il mancato rispetto dell’altro, la sopraffazione verso il più debole e indifeso. Ciò che sta accadendo è l’evidenziazione di un maschile che perde di dignità e di coraggio, caratteristiche che da sempre il maschile ha avocato a sé: maschi che abbandonano le proprie donne perché invecchiano, maschi che uccidono le donne perché decidono o pensano. Maschi che uccidono i propri figli perché in preda a un incontrollabile delirio che è il risultato di quella forma di infantilismo che fa precipitare la mente di fronte alle difficoltà e più in particolare di fronte a una separazione o a un rifiuto.

La paternità oggi passa dall’azione maschile alla scissione sociale dove i padri perdono il senno perché incapaci di gestire un destino non programmato. Si sopprimono e si uccidono i propri figli come condanna: una punizione, un giudizio determinato da una sorta di onnipotenza verso ciò che si è trasformato a prescindere dalla propria volontà. È un maschile punitivo quello che riguarda gli omicidi efferati di questi giorni, padri immaturi e incapaci di gestire l’ansia del cambiamento o la fatica della genitorialità.

I padri venivano visti dai figli, dalle mogli, dalle madri come capaci di difendere la prole, difendere il legame, difendere in sintesi il futuro della propria progenie. Oggi si stanno trasformando in figure mitologiche imperfette perché prive persino di un significato simbolico. La solitudine emotiva trasforma anche l’amore più puro, quello di un genitore che va verso il baratro del narcisismo che toglie in questo modo persino il fiato al destino dell’umanità. È la violenza definitiva e senza speranza, tragica e inutile alla base di tutti questi ultimi delitti, dalle donne ai bambini, padri superegoici privati del filo conduttore del significato etico e morale dell’esistenza. È il nostro Iraq e sembra che nessuno voglia saperlo.

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