Vandana Shiva: «Va difesa l’agricoltura senza ogm»

Folla a Bagnoli per l’autorevole ecologista e scienziata indiana ospite del Tamiso «Il contadino produce cibo, le tecniche industriali solo profitti per multinazionali»
Di Nicola Stievano
bagnoli di sopra 12/10/2014 congresso per l'agricoltura nella foto: IL SINDACO DI BAGNOLI, ROBERTO MILAN ph zangirolami
bagnoli di sopra 12/10/2014 congresso per l'agricoltura nella foto: IL SINDACO DI BAGNOLI, ROBERTO MILAN ph zangirolami

BAGNOLI. «Trent’anni fa, quando venivo in Italia, vedevo crescere il cibo. Oggi invece mi trovo di fronte solo granoturco. Queste distese non servono a nutrire le persone, ma ad arricchire le multinazionali». Dal palco del teatro Vandana Shiva, autorevole ecologista e scienziata indiana, parla con la schiettezza che l’ha resa celebre in tutto il pianeta. Posizioni nette, sostenute da studi scientifici, che non mancano di sollevare reazioni contrastanti. La cooperativa “El Tamiso” l’ha ospitata ieri mattina a Bagnoli e nel pomeriggio a Padova, in occasione del trentennale di attività sul fronte dell’agricoltura biologica. Di fronte a una folta e attenta platea, Shiva è andata subito al cuore del problema: l’amore per la terra porta abbondanza e biodiversità, l’agricoltura industriale dei pesticidi prima e degli ogm oggi genera solo paura e non contribuisce a nutrire il pianeta. «Non è vero che con gli ogm si combatte la fame nel mondo», ha detto, «l’agricoltura industriale produce cibo più povero, carico di tossine, ma soprattutto commodities. I prodotti che coltiva non servono per l’alimentazione ma per i biocarburanti e l’industria dei mangimi. Le multinazionali, che durante l’ultima guerra mondiale fabbricavano armi e oggi producono pesticidi e ogm, non sfamano il pianeta perché coprono appena il 30% del fabbisogno di cibo. Il resto viene da piccoli agricoltori, orti, famiglie. È questo patrimonio di biodiversità che dobbiamo difendere. Il monopolio delle multinazionali dei pesticidi e degli ogm crea invece paura e totalitarismo». L’ecologista, insignita nel 2010 del “Right livelihood award”, il “nobel alternativo” per l’analisi scientifica sugli effetti dell’agricoltura intensiva e industrializzata, mostra due libri appena dati alle stampe. Li ha scritti con il ministro dell’Agricoltura indiano e saranno presentati fra tre giorni. «Abbiamo misurato la vera ricchezza dell’agricoltura che si preoccupa di custodire la terra e garantisce giustizia per le comunità rurali. Il contadino che ha la sovranità sulle sementi ha 10 volte il reddito di chi deve sottostare all’industria. Nessuno calcola mai per intero il costo dell’agricoltura industriale sulla nostra gente. In India sono almeno 300 mila i contadini che si sono tolti la vita a causa dei debiti con le multinazionali. Abbiamo calcolato in India un costo per l’ambiente e le comunità rurali di 1,2 triliardi di dollari (1200 miliardi di miliardi)». Shiva elenca gli studi sanitari sui terribili effetti dei pesticidi, specie sui bambini, e ricorda di aver scelto questa strada dopo il disastro allo stabilimento di fitofarmaci a Bophal, che trent’anni fa costò la vita a migliaia di indiani. L’incontro si è concluso con la firma della “Carta di Bagnoli”, un impegno per un’agricoltura a misura d’uomo sottoscritto da alcuni amministratori locali, in testa il sindaco Roberto Milan. Gli altri Comuni saranno invitati a condividerlo.

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