La guerra "infinita" sugli alberi a Abano: la verità in tribunale

ABANO TERME. Sani e malati, autoctoni ed esotici, solidi e pericolanti, belli e brutti, storici e ancora giovani.Diversi da vivi, gli alberi di Abano una volta tagliati hanno lasciato tutti lo stesso vuoto. Dove prima c’era verde, ora si vedono muri, facciate di alberghi (quasi mai belle), strisce d’asfalto e un po’ di cielo in più. In tre anni circa duecento sono caduti, modificando il paesaggio della città termale. Ma per i bilanci è presto, perché la guerra è ancora aperta. E sarà lunghissima, come era facile pronosticare.
Il sindaco che ha disposto il taglio voleva altri 117 tronchi ai suoi piedi entro l’autunno, incurante della stagione turistica e della nidificazione degli uccelli. Gli ambientalisti hanno abbracciato pini e Ginko Biloba, scritto cartelli e acceso fiaccole. Contro-perizie sono state presentate per salvare alberi sani e alberi storici. La Soprintendenza ha chiesto al Comune di ripensarci, di evitare un inutile spargimento di fronde. E adesso - ultimo atto, roba dell’altro ieri - il sindaco Claudio ha deciso di segnalare alla Procura l’abuso della Soprintendenza, che secondo lui ha messo il naso un po’ troppo a fondo. Insomma, si finisce tutti insieme in tribunale. Intanto, siccome la brutta stagione è cominciata e l’orgoglio è ferito, il Comune vuole proseguire con il suo piano di abbattimento. Motivi di sicurezza, prima di tutto: ci sono piante malate e pericolanti, dice la perizia in mano al sindaco. E ci sono marciapiedi danneggiati e da rifare.
È un’operazione da un milione e mezzo di euro, che non convince fin dall’inizio, quando la previsione è quella di far fuori una foresta urbana di 400 piante. «L’appalto va a una società di Pordenone che cede subito un ramo d’azienda a un’altra ditta che poi subappalta a una ditta di Montegrotto», ricorda Gian Pietro Bano, consigliere comunale dei Cittadini per il Cambiamento. «E il Comune dispone il taglio senza avere una perizia. La acquisirà solo in seguito», accusano gli ambientalisti. Che da tre anni, riuniti in associazioni e comitati vecchi e nuovi, alcuni sorti per l’occasione, denunciano tre aspetti critici: soldi spesi inutilmente, alberi sacrificati frettolosamente e alternative scartate superficialmente.
Sarebbe stata una battaglia persa, comunque, per come si sono messe le cose a settembre. Ma a riaprire la partita, quando ormai l’abbattimento procedeva al ritmo di una strada ogni due giorni, è stata la perizia firmata da Patrizio Giulini - professore di Botanica, fondatore del gruppo Giardino storico dell’Università di Padova, consulente del Ministero, noto e stimato anche fuori dall’Italia - e di Gabriele Pezzani, giovane e combattivo dottore in Scienze forestali. «Noi abbiamo dimostrato che si stanno tagliando piante sane. Così sane che l’impresa appaltatrice avrebbe dovuto rifiutarsi di ucciderle», dice Giulini. «Per salvare i marciapiedi c’erano altre soluzioni, potevo suggerirgliele anche io. È un errore clamoroso. Ancora più grave perché la sostituzione doveva essere fatta per gradi, con specie diverse, di età diverse, altrimenti il problema si riproporrà tale e quale».
In via Volta, fra i turisti più costernati che increduli che osservavano i pini cadere, c’era anche Gabriele Pezzani. «È stato un delitto», dice ora l’esperto di arboricoltura. «Per risparmiare oggi, si spenderà molto di più domani, quindi è uno spreco. Ed è a pieno titolo un’operazione politica. Il ruolo dell’università, per esempio, è quantomeno singolare». Con l’università il Comune stipula una convenzione che dovrebbe portare anche, entro il 2012, ad avere un catasto del verde, che però al momento sarebbe ridotto all’inventario di un singolo viale. E c’è la firma di un professore universitario - Paolo Semenzato, incaricato del Tesaf - nel progetto che l’amministrazione vara nel 2011, acquisendo poi anche una perizia sugli alberi firmata da Paolo Pietrobon. Le due prestazioni costano rispettivamente 7 mila e 6 mila euro al Comune. Che poi, qualche settimane fa, ha dovuto chiedere una perizia extra a Pietrobon (altri 5 mila euro) per confutare la contro-perizia di Giulini e Pezzani. Perché quest’ultima ha fatto nascere più di un dubbio alla Soprintendenza. Sia sotto il profilo storico-paesaggistico («Via Mazzini e via Appia Monterosso sono strade di antico impianto, prossime a Villa Bassi, asseggettabili e tutela», scrive la soprintendente Antonella Ranaldi), sia sotto quello ambientale. «L’abbattimento previsto di 54 sulle attuali 71 piante», aggiunge ancora la Ranaldi, «appare sovradimensionato rispetto alle valutazioni contenute nella relazione tecnico-specialistica» (quella dei periti del Comune). Perciò «si propone di limitare l’abbattimento ai soli alberi a rischio di caduta». Che sono 11 su 71. In attesa di vedere se e quanto il Comune sarà disposto ad andare avanti, bisogna rassegnarsi ai tempi lunghi della storia. I tempi lunghi di un tribunale.
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