Documento originale dei Savoia sequestrato a un privato a Padova

PADOVA. Ha chiamato lo Stato Maggiore dell’Esercito per chiedere che valore aveva il documento originale nel quale Amedeo di Savoia firmava la resa di Amba Alagi, di fronte agli inglesi, del 17 maggio del 1941. Chi ha risposto all’ottantenne padovano ha fatto un salto sulla sedia visto che l’interlocutore diceva di avere il documento, dal grande valore storico, in mano. Lo Stato Maggiore ha interessato la procura della Repubblica di Padova che ha aperto un’inchiesta senza ipotesi di reato, con lo scopo di recuperare in tempi brevi la preziosa lettera.
I carabinieri della procura, su mandato del pubblico ministero Federica Baccaglini, gli hanno spiegato che quel documento non poteva venderlo visto il suo valore e vista la circolare 43 del 1950 che obbliga chiunque venga in possesso di documenti di rilevanza storica a consegnarli allo Stato. Il pensionato aveva quel telegramma del Governo centrale dell’Africa Orientale Italiana, perchè suo padre era il capo di Stato Maggiore dell’epoca e da quel 1950 quel documento militare su carta velina, originale, era rimasto sull’armadio di casa.
Amedeo di Savoia, soprannominato Duca di Ferro ed eroe dell'Amba Alagi, fu vicerè d’Etiopia dal 1937 al 1941. Dopo la seconda guerra italo-abissina, il 21 ottobre 1937 Amedeo di Savoia fu nominato governatore generale (e quindi comandante in capo) dell'Africa Orientale Italiana e viceré d'Etiopia. Nel 1941, di fronte alla travolgente avanzata degli inglesi nell'Africa Orientale Italiana, le poche truppe italiane rimaste al suo comando si ritirarono per organizzare l'ultima resistenza sulle montagne etiopi. Amedeo si asserragliò dal 17 aprile al 17 maggio 1941 sull'Amba Alagi con 7.000 uomini, una forza composta da carabinieri, avieri, marinai della base di Assab, 500 soldati della sanità e circa 3.000 militari delle truppe indigene. A mezzogiorno del 17 maggio le condizioni della resa vennero pattuite dai generali Trezzani e Cordero di Montezemolo per parte italiana e dal colonnello Dudley Russel per parte britannica. «...Credo che ad un attacco concentrico dei ribelli preceduto da un violento bombardamento» recita la lettera sequestrata a casa del pensionato e ora in viaggio per Roma, all’Archivio di Stato «non si potrebbe reggere e che invasione nostre posizioni da parte indigeni avrebbe peggiori conseguenze sia per eccidi alla cattura, sia per ulteriore prigionia. Convinto che ulteriore resistenza porterebbe a grande prezzo di sangue protrarsi solo per qualche giorno se non per qualche ora, ho deciso sotto mia responsabilità discutere condizioni resa. Rifiutatami facoltà di restare sull’Amba, sia pure con impegno di cessare ogni ostilità contro inglesi, ho ottenuto onore delle armi». Nell’operazione di recupero sono stati coinvolti anche i carabinieri del comando Tutela Patrimonio Culturale. L’unico obiettivo dell’indagine era assicurare che quel documento storico fosse recuperato, come è stato fatto. Dalle prossime settimane sarà visibile a tutti. Si pensava fosse andato perso.
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