A Padova città il sì resiste nella disfatta

PADOVA. Il no al 53%, il sì al 47%. Padova è in contro-tendenza rispetto al Veneto e anche agli altri comuni capoluogo della Regione. Una città che, dunque, non ha punito in modo netto il governo di Matteo Renzi e che ha ascoltato meno la spinta “autonomista” della Lega Nord e il voto “di pancia” dei Cinque Stelle. Ma che nel giro di un mese si ritrova con la possibile prospettiva di un «election day», nella primavera 2017, in cui dovrà scegliere il suo sindaco e il futuro governo nazionale.
Urne affollate. Padova è la provincia in cui l’affluenza è stata più alta rispetto a tutto il Paese: 78,92%. E anche in città il dato dei votanti è stato consistente: hanno votato 119.232 padovani pari al 77,73% degli aventi diritto. Ben 4.704 votanti in più rispetto al primo turno delle comunali del 2014. Il giudizio sulla riforma costituzionale dunque ha spinto più padovani alle urne della scelta del sindaco e dei consiglieri.
Il sì di Padova. E se bocciatura c’è stata non è stata così forte come altrove. Il fronte del sì a Padova ha raccolto più di 54 mila voti. In termini assoluti si tratta di più preferenze rispetto a quelle che consentirono a Bitonci di vincere nel 2014, cioè 51.702. E più della somma dei voti totali di Ivo Rossi, Francesco Fiore e Andrea Colasio (51.195). Il fronte del no ha raccolto però più di 60 mila voti.
Con un risultato del 47% il fronte del sì a Padova è molto più forte rispetto agli altri comuni capoluogo del Veneto: a Venezia, dove la sinistra è più forte, si è fermato al 30%; a Vicenza al 43%; a Treviso e Verona attorno al 45%.
Centro-periferia. In città il voto del referendum sulla riforma costituzionale ha riproposto una dicotomia storica di molti appuntamenti elettorali: la differenza tra centro storico e periferie. L’area in cui ha prevalso il sì è molto omogenea ed è concentrata soprattutto nel centro storico. Con l’eccezione di alcuni seggi delle Carraresi. In periferia invece l’ok alla riforma si afferma solo a Forcellini, in una sezione della Prima Arcella e in un’altra di Chiesanuova.
La mappa del voto per il sì sezione per sezione
Le aree con il rosso più intenso sono quelle in cui il sì ha preso più voti.
Verso le elezioni. Difficile, se non impossibile ipotizzare scenari in vista dell’appuntamento con le comunali del 2017. Se non per la possibilità di un «election day» che metta insieme amministrative e politiche.
«Non c'è uno schema destra-sinistra, la gente vota le persone – è stata l’analisi dell’ex sindaco Massimo Bitonci – La gente vota direttamente il sindaco, neppure i consiglieri. Si è visto alle scorse elezioni quando la lista Bitonci ha fatto il 18%. E non ero neppure conosciuto in città».
«Nella compagnie che ha sostenuto il no in questa consultazione c’è un fronte vastissimo che è ostile all’ex sindaco – è l’altro punto di vista del segretario provinciale del Pd Massimo Bettin – Ora si riparte insieme dai quartieri per spiegare le mille sfaccettature in cui ha deluso l’ex giusta e le buone idee per ripartire dai fatti. Servirà un dialogo con tutti, anche con chi ieri ha espresso un punto di vista diverso dal nostro. Ma quella per Palazzo Moroni è tutta un’altra partita».
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