A processo per la pensione a sbafo

La incassa per decenni vivendo all’estero, l’accusa è truffa allo Stato

CITTADELLA. Da anni non viveva più a Cittadella, dov’era nato nel lontano 12 giugno 1925, e neppure in altri Comuni della vecchia patria. Eppure, nonostante la residenza in Argentina nella città di Rosario (Santa Fe), continuava a incassare gli assegni sociali che vengono riconosciuti e liquidati solo a chi è in possesso di determinati requisiti. Requisiti di legge che lui non aveva più. Così, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Paolo Luca, il gup padovano Cristina Cavaggion ha rinviato a giudizio Bruno Pasinato, 87 anni: il processo è fissato davanti al giudice monocratico di Padova per il prossimo 7 ottobre. Il reato, di cui il pensionato è chiamato a rispondere, è di truffa continuata e aggravata ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Lo scorso anno la compagnia della Guardia di Finanza cittadellese aveva avviato un controllo a campione, incrociando le posizioni assistenziali Inps delle persone beneficiarie di assegni sociali iscritte all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), scoprendo diverse situazioni illegali. Tra queste il caso di Pasinato, tornato in Italia nei primi del 2000 proprio per avviare la pratica funzionale a fargli incassare, oltreoceano, l’assegno sociale che spetta ai cittadini in situazioni di grave disagio economico, con più di 65 anni, in possesso di un reddito molto basso, con dimora stabile e abituale in Italia. Un requisito, quest’ultimo, di cui Pasinato non era in possesso. Eppure, al momento della presentazione della domanda, l’uomo aveva omesso di dichiarare di vivere stabilmente in Argentina, tacendo la sua reale situazione. Una volta accreditato su un conto acceso in una filiale italiana, il contributo sociale era prelevato da un parente italianissimo e trasferito in Sudamerica.

Cristina Genesin

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