Giallo di Abano: nelle unghie della vittima il Dna dell’aggressore

Eseguito il tampone e si attendono i risultati. La donna ancora gravissima, resta in pericolo di vita. Per l’uomo, attualmente in casa del figlio a Montegrotto terme, soltanto graffi al volto

Cristina Genesin
Gli inquirenti nell’abitazione di via Tito Livio in cui vive la coppia
Gli inquirenti nell’abitazione di via Tito Livio in cui vive la coppia

Conto alla rovescia iniziato per i risultati di laboratorio che potrebbero dare un volto e un nome all’aggressore della donna di 69 anni trovata nuda e con la testa fracassata nel suo letto sistemato nella taverna della casa di famiglia ad Abano in via Tito Livio, mentre il marito, 72 anni, si trovava in camera da letto molto confuso e con graffi sul volto.

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Già lunedì sera, subito dopo il ricovero, gli investigatori hanno eseguito, sotto le unghie della vittima dei tamponi: il test è in grado di rilevare e identificare Dna e pelle di cui sicuramente è rimasta traccia nella reazione difensiva. E se si trovassero tracce del marito?

Tamponi alle unghie

Di sicuro ci saranno tracce biologiche dell’uomo nelle unghie di lei, dal momento che i due convivevano. Resta da capire se siano le uniche tracce o meno.

Ma per i risultati servono come minimo tre o quattro giorni mettendo fretta agli esperti incaricati delle analisi. Esperti incaricati anche del cosiddetto bloodstain pattern analysis, termine tecnico della disciplina forense destinato a indicare l’esame delle macchie di sangue sulla scena del crimine (dimensione, forma e distribuzione), con l’obiettivo di ricostruire l’accaduto e, in particolare, la posizione di vittima e sospettato.

Perché in questa vicenda un sospetto ci sarebbe, anche se nessuno ne fa il nome o fornisce alcun tipo di indiscrezione. Del resto nell’abitazione non sono stati rilevate effrazioni e il figlio della coppia, che aveva dato l’allarme, è entrato nella villetta aprendo la porta con la chiave.

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Nessuna finestra o porta forzate. All’interno disordine ovunque, come se ci fosse stata una lite finita male e una colluttazione conclusa nel peggiore dei modi. E poi macchie di sangue ovunque dai piani alti, lungo le scale fino in taverna dove era ormai agonizzante la donna con quella lesione in testa che le ha provocato una gravissima emorragia cerebrale.

I medici della Terapia intensiva dell’Azienda ospedaliera di Padova sono stati chiari: condizioni stazionarie come il primo giorno di ricovero e sempre in pericolo di vita. Fin da subito l’abitazione in via Tito Livio è stata sottoposta a sequestro anche di fronte alla necessità di ulteriori rilievi.

L’inchiesta

Nel frattempo il marito si è trasferito a casa del figlio a Montegrotto terme dopo un breve ricovero nel policlinico di Abano da lunedì sera a mercoledì mattina. Tuttavia per lui soltanto quei graffi al volto, tipico segno di lesioni da difesa.

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C’entra qualcosa con quello che è accaduto? Come spiegare quei segni? E il suo stato confusionale oltreché una casa nel disordine più totale? L’uomo è stato sottoposto anche ad alcoltest. E i risultati hanno confermato che aveva bevuto molto tanto che il quantitativo nel suo corpo di alcol era fra un grammo e 1,2 grammi per litro di sangue, oltre il limite di 0.50 ammesso per la guida in quanto incompatibile con la piena lucidità.

Chiaro che quello che è davvero accaduto dovrà essere spiegato dal marito appena le sue condizioni psichiche lo consentiranno. A oggi il riserbo delle forze dell’ordine e della procura è totale almeno finché i risultati delle verifiche sulla scena del crimine da una parte e delle analisi dall’altra non consentiranno di ricostruire il quadro di una vicenda che appare – salvo imprevisti – legata strettamente all’ambito familiare. La coppia viveva da tempo una separata di fatto.

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