Abbandonato un capannone su cinque

Bassa Padovana, 30 milioni di metri quadrati attendono un modello alternativo di sviluppo. Se ne parla lunedì a Battaglia
Pernumia, 09 Lug 2013.Sopralluogo nella fabbrica C e C di Pernumia. Nella foto: montagne di materiale tossico-pericoloso all'interno dello stabilimento.ph. Zangirolami
Pernumia, 09 Lug 2013.Sopralluogo nella fabbrica C e C di Pernumia. Nella foto: montagne di materiale tossico-pericoloso all'interno dello stabilimento.ph. Zangirolami

La discarica del Veneto. Cantieri di ogni genere e dimensione da decenni a questa parte hanno fatto scempio della Bassa padovana; e minacciano di farne dell’altro. Le cronache propongono una desolante spoon river dell’ambiente, disseminata di necrologi di patrimoni perduti, e di cartelle cliniche di realtà agonizzanti. Un capannone su cinque è in stato di abbandono, per un totale di quasi 30 milioni di metri quadrati; eppure se ne vorrebbero tirare su di nuovi, ancora più monumentali. Migliaia di tonnellate di rifiuti nocivi aspettano da anni di venire smaltite; aspetteranno ancora a lungo. Micidiali inquinanti di ogni genere avvelenano l’aria e l’acqua: pfas, diossina, radon, pm10, gas tossici e cancerogeni di varia natura... Ma non basta bloccare il degrado; occorre elaborare un progetto di modello alternativo di sviluppo che coinvolga chi fa politica, chi vive di economia, e chi abita il territorio. Per garantire il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione che “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Più preziosa di ogni guadagno.

È una svolta di ampia portata, quella che il Coordinamento delle associazioni ambientaliste Parco Colli Euganei e il Comitato la nostra Terra intendono proporre con l’appuntamento di lunedì sera a Battaglia Terme: superare la logica dei “no” e degli scontri frontali, con un salto di qualità che promuova uno sviluppo compatibile dell’ambiente, capace anche di generare ricadute economiche. E questo a partire da una novità sostanziale: il vincolo di recente introdotto dalla Sovrintendenza nell’area in cui sorge il castello del Catajo, bloccando la realizzazione del più grande centro commerciale della provincia prevista a Due Carrare. Una misura inedita nella sua portata, che stabilisce una netta priorità per la tutela dell’ambiente inteso in senso non solo fisico. Al di là dell’iter futuro e dell’esito dei ricorsi proposti, le motivazioni del provvedimento sono il riflesso di una significativa crescita nella sensibilità collettiva: testimoniata dal fronte comune che si è saldato tra amministratori pubblici, categorie economiche, associazioni ambientaliste e popolazione; e sottolineata anche visivamente dalla massiccia partecipazione a pubblici eventi come la marcia del novembre scorso a Due Carrare e la fiaccolata di poche settimane fa a Monselice.

Ma com’è possibile materialmente dare corpo a questa svolta e farne un patrimonio condiviso? L’appuntamento di lunedì a Battaglia intende rispondere attraverso due interventi portanti affidati a docenti universitari: uno sull’aspetto ambientale, l’altro su quello economico. Francesco Vallerani, geografo della veneziana Cà Foscari, è tra i più autorevoli studiosi italiani dei guasti inferti al paesaggio; Marina Bertolini, del dipartimento di Scienze economiche di Padova, opera anche nel Centro di ricerca interuniversitario di economia pubblica che tra l’altro si è occupato in modo specifico pure delle questioni della Bassa. Al confronto sono stati invitati i parlamentari e i consiglieri regionali padovani, e i sindaci dell’area, proprio per sottolineare il ruolo primario che la politica riveste nella gestione del territorio. Un territorio offeso e stravolto da troppo tempo: «Un paradiso che muore di lebbra», segnalava già all’inizio degli anni Settanta un grande giornalista e letterato come Paolo Monelli. E Toni Cibotto, giornalista e scrittore innamorato della Bassa, denunciava gli scempi compiuti, addossandone la responsabilità alla “malattia di far quattrini, peggiore della peste”. Guarirne si può. Anzi, si deve.

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