Abilissimo, cercato dalle bande Tanti colpi a Padova
CAMPOLONGO. Preciso, sangue freddo capace di maneggiare esplosivi per ottenere quello che la banda voleva: aprire le casseforti. Massimo Trovò aveva la “mano” riconosciutagli prima dalla Mafia del Brenta poi dall’intera mala veneta, tanto da essere uno tra i primi a saper dosare l’acetilene nei bancomat e a usare la polvere pirica. Secondo gli investigatori dopo l’esperienza con la banda Maniero Trovò, muratore, aveva cercato un nuovo “capo” in grado di organizare i colpi. Si era unito a Patrizio Desolei e Nicola Benvegnù, di Legnaro. Insieme avevano fatto il terzetto giusto, capace di fare scoppiare almeno una trentina di bancomat. L’ultimo era stato quello del Billa di via Facciolati, a Padova, l’8 febbraio 2009: un periodo d’oro per la banda che in dieci giorni aveva fatto saltare i bancomat dell’Eurospar di Padova (19 gennaio), dell’Unicredit di Saonara (21), dell’Unicredit di Terranegra (24), del Credito cooperativo di Arzergrande (il 2 e il 7 febbraio) e alla Carive di Fiesso (4 febbraio). Una banda che era troppo organizzata, che poteva permettersi un colpo “doppio” a distanza di pochi giorni come quello di Arzergrande. E la risposta venne dal “botto” di via Facciolati: stretti da due auto dei carabinieri vennero bloccati su una Renault Scenic. Ugo Dinello
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