Accordo tra Consorzio e Unipd: studiare le magre per progettare il futuro dell’Adige
Siglato un accordo tra l’Università di Padova e il Consorzio di bonifica. Il Tesaf analizzerà anche il progetto del futuro sbarramento mobile che costerà 30 milioni di euro e verrà realizzato all’altezza della Bova

Costruire un quadro conoscitivo completo, solido e aggiornato sull’evoluzione futura delle portate di magra del fiume Adige, alla luce degli effetti del cambiamento climatico.
E poi verificare la coerenza e l’adeguatezza delle scelte progettuali relative al nuovo sbarramento mobile sul fiume Adige, tra Bassa padovana e Polesine, opera che garantirà una migliore gestione dell’acqua soprattutto in condizioni di emergenza. Si pone, tra gli altri, questi due importanti obiettivi l’accordo di programma siglato pochi giorni fa tra l’Università di Padova e il Consorzio di bonifica Adige Po, ente che pur non avendo competenza in territori padovani opera prevalentemente nelle aree di confine con la nostra provincia. E comunque su un fiume di vitale importanza anche per il nostro territorio.
L’accordo
L’accordo, pubblicato la settimana scorsa nel bollettino ufficiale della Regione, coinvolge il Dipartimento Tesaf, impegnato nello studio di territorio e sistemi agroforestali, e si concentra appunto sulle portate di magra del basso corso dell’Adige, soprattutto in relazione al cambiamento climatico in atto.
Nell’elaborare un quadro quanto più preciso sull’evoluzione futura sui periodi di crisi dell’Adige, anche e soprattutto in conseguenza alle condizioni di scarsità idrica nel bacino montano e lungo il corso di pianura del fiume Adige, l’Università andrà a sviluppare simulazioni idrologiche coerenti e quantitative per riuscire a pianificare e gestire la risorsa idrica.
Detta semplicemente: studierà come assicurare l’acqua – che sia destinata all’utenza o all’agricoltura – anche quando i livelli del fiume sono estremamente ridotti. L’estate che finendo ha mostrato concretamente come territorio ed economia vanno in difficoltà in queste condizioni di criticità.
Lo sbarramento
Ma l’attività del Tesaf avrà anche un altro obiettivo, ossia verificare coerenza e adeguatezza del progetto che verrà calato a Bova, tra Badia Polesine (Rovigo) e Masi: uno sbarramento mobile pensato proprio per regolare le portate del fiume Adige e favorire l’alimentazione naturale del canale Adigetto nei periodi di magra, sempre più frequenti.
Si tratta di uno dei progetti strategici presentati dal Consorzio di bonifica Adige Po al tavolo istituzionale convocato nel cuore dell’estate dal Commissario straordinario nazionale alla siccità Fabio Ciciliano.
Per la progettazione dell’opera il Consorzio ha già ottenuto, nel 2025, un finanziamento di 1,5 milioni di euro nell’ambito del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, mentre la realizzazione ha un costo stimato in 30 milioni di euro.
La presa della Bova alimenta il canale Adigetto attraverso quattro pompe che consentono di irrigare circa 50 mila ettari di territorio compresi tra l’Adige e il Canalbianco, oltre a garantire importanti funzioni ambientali lungo un percorso di circa 70 chilometri.
Attualmente le pompe lavorano quasi ininterrottamente durante tutto l’anno, con un consumo superiore a 990 mila kWh e un costo energetico di circa 350 mila euro annui. La nuova traversa che verrà calata in località Bova permetterà di innalzare il livello dell’acqua favorendone l’ingresso nell’Adigetto senza ricorrere costantemente al pompaggio.
Con eventuali piene, lo sbarramento potrà essere completamento aperto, assicurando così deflusso e sicurezza idraulica. Il progetto esecutivo verrà presentato al ministero delle Infrastrutture entro il 30 aprile 2027, e in questo senso le osservazioni dell’Università di Padova saranno fondamentali. Il Consorzio si impegna a fornire a Unipd tutti i dati storici in possesso e un sostegno economico di 80 mila euro. L’accordo ha scadenza il 31 dicembre 2027.
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