Addio alla latteria di viale Arcella

Dopo 53 anni la famiglia Mazzucchin chiude, i residenti: «Se ne va un pezzo di storia del quartiere»

ARCELLA. Un po’ perché gli anni passano per tutti ed un po’ perché, da quando la città è invasa dai supermercati, le vendite non sono più quelle di una volta, anche Raffaele Mazzucchin, residente a Peraga di Vigonza, titolare della storica latteria in viale Arcella, a pochi metri dal santuario di Sant’Antonino, ha gettato la spugna e si è ritirato a vita privata nella sua, accogliente, casa di campagna, al di là del Brenta.

Ma la “cessata attività” al civico 17, di fronte all’Autoscuola Loris, non è una delle tante chiusure delle attività commerciali, condotte a livello familiare, che si susseguono in tutte le zone di Padova a ritmo incalzante anche a causa del calo dei consumi e della crisi generale che sta colpendo anche e specialmente il commercio.

La Latteria della famiglia Mazzucchin era l’unica sopravvissuta all’Arcella. Il "mitico" Raffaele la gestiva dal 1964 dopo averla ereditata dal padre il quale l’aveva aperta nel dopoguerra, quando, in tutta la città, si soffriva ancora la fame e tanta gente, per assicurare un futuro migliore ai figli, emigrava a Milano, a Torino dove c’era la grande Fiat, in Belgio ed in Svizzera.

Chi ricorda più di altri la storia di Raffaele Mazzucchin è il titolare dell’autoscuola, arrivato all’Arcella nel 1968. «Con la chiusura della latteria di fronte alla mia autoscuola se ne va un altro pezzo della vecchia Padova», racconta Loris Gialain. «Come faccio a dimenticare gli anni in cui andavano a fare la spesa da Mazzucchin anche le suore elisabettine, l’ordine a cui appartiene anche Suor Lia, delle Cucine Popolari, e le studentesse della Domus Laetitiae», struttura oggi trasformata in un pensionato per l’accoglienza dei pellegrini, famiglie e studentesse.

E sempre Loris racconta anche com’era organizzata la vita commerciale-alimentare in Arcella ma anche nelle altre zone i della città.

«Ricordo come fosse ieri i giorni in cui, anche negli anni Sessanta, tutti i giorni Raffaele andava a consegnare il latte casa per casa, in tutta la Prima Arcella, con le caratteristiche bottiglie di latte da un litro, trasportate sulla bicicletta con il portapacchi davanti. Tra l’altro alle famiglie, su richiesta, qualche volta, Raffaele, visto che era agricoltore, portava assieme al latte anche il vino de casada, fatto con le sue mani e le uova fresche di giornata. Ma quelli, ormai, sono altri tempi. Adesso anche il latte si compra al supermercato e non c’è quasi nessuno che te lo porta a casa magari assieme al giornale». Anche Aldo Prendin, dipendente dell’azienda Candeo, alle soglie della pensione, rimpiange la chiusura della storica latteria: «Quante volte sono andato a farmi la piccola spesa da Raffaele» ricorda «Le botteghe di vicinato erano più belle, più accoglienti rispetto ai supermercati anonimi di oggi perché con il casolino c’era un rapporto umano diretto: ci si conosceva, si chiacchierava. Era come stare in famiglia».

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