Affitti turistici, pronto il modello per le dichiarazioni al Comune
VENEZIA. Affitti turistici: un grande affare nelle città storiche e nelle località balneari e di montagna del Veneto. Un fenomeno che sinora è spesso in gran parte sfuggito - nella sua complessità - alle maglie dei controlli del fisco, dei Comuni per la tassa di soggiorno, delle aziende per il pagamento delle imposte dei rifiuti. C’è chi naturalmente è in regola, ma molti non lo sono.
A luglio è finalmente stata approvata la delibera regionale che - in relazione alla legge 45/2014 di dicembre - stabilisce che la “locazione turistica” è una attività ricettiva e, come tale, i proprietari devono segnalare al Comune l’indirizzo dell’appartamento che intendono affittare e per quale periodo. Allegato alla delibera 881 anche il modulo che il Comuni dovranno adottare e che finora non era disponibile.
«La responsabilità dell’azione di controllo spetta ai Comuni», commenta l’assessore al Turismo Federico Caner, «la nostra azione è finalizzata a creare condizioni di equità tra gli operatori e disincentivare il sommerso che penalizza soprattutto i Comuni, nei quali vige l’imposta di soggiorno».
La puntualizzazione nasce a commento della pubblicazione di una clamorosa ricerca, effettuata dal gruppo RestetVenezia.it e dal giornalista americano Murray Cox, che hanno incrociato gli appartamenti offerti a Venezia (3100) sul sito più conosciuto al mondo - Airbnb - e i dati sugli alloggi turistici ufficialmente dichiarati dai proprietari e contenuti nell’archivio della Regione Veneto (meno di 500), rivelando nella sola Venezia l’esistenza migliaia di appartamenti “fantasma”, sinora sfuggiti a qualsiasi controllo, come al pagamento di tassa di soggiorno. «Sono grato a Reset per l’analisi, che evidenzia la vastità del problema dei cosiddetti alloggi fantasma», commenta l’assessore Caner, «mettendo in risalto un fenomeno che come Regione conosciamo e intendiamo fermamente contrastare». «Con l’articolo 27 bis della legge 45/2014 la Regione ha riconosciuto la locazione turistica come struttura ricettiva», prosegue, « imponendo ai gestori di segnalare la propria attività ai Comuni e di comunicare ai fini statistici le presenze alla Regione». La nuova norma introduce la comunicazione, ma ha tolto molti vincoli ai proprietari di case, come il precedente obbligo di presentare una Scia sulla regolarità dell’immobile e quello di non affittare per meno di sette giorni. L’affitto è più semplice, ma vincolato all’obbligo di segnalazione al Comune, anche se le sanzioni sono piuttosto contenute: fino a un massimo di 3 mila euro in caso di omessa comunicazione ai Comuni. E se si rifiuta l’ingresso per i controlli ai vigili? Solo di 250 euro.
Roberta De Rossi
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