Ai soci di Attiva l’ultima parola sul concordato

Il consiglio d'amministrazione si è già espresso sul futuro della Spa, sottoscrivendo dal notaio la richiesta del concordato preventivo per Attiva, la società che ha raccolto la scomoda eredità di...

Il consiglio d'amministrazione si è già espresso sul futuro della Spa, sottoscrivendo dal notaio la richiesta del concordato preventivo per Attiva, la società che ha raccolto la scomoda eredità di Cosecon  cinque anni fa. Fallito il piano di salvataggio concordato con tribunale e banche, preso atto del nuovo deficit da 6,8 milioni di euro e della difficoltà a procedere con la normale amministrazione, i vertici di Attiva hanno individuato la strada del concordato e della successiva liquidazione come il minore dei mali possibili.

Il rischio più temuto era l'eventualità che qualche creditore presentasse istanza di fallimento, consapevole del notevole patrimonio immobiliare della Spa. Ora la decisione definitiva dovrà essere presa dall'assemblea dei soci. La convocazione verrà fissata nei prossimi giorni, presumibilmente entro la seconda decade di maggio. Sindaci e responsabili degli istituti di credito che detengono il pacchetto azionario saranno chiamati ad avvallare la scelta del consiglio d'amministrazione oppure ad indicare una soluzione alternativa e percorribile. L'unica strada per non staccare la spina alla società sarebbe una ricapitalizzazione, ovviamente da parte delle banche, nella doppia veste di socie e creditrici.

I Comuni, fra i quali i soci storici, si trovano in una posizione ben diversa, considerato che di recente i sindaci hanno cercato di mettere sul mercato le azioni di Attiva, il cui valore negli ultimi anni è crollato dai 6 euro del  2008 all'attuale 1 euro. Difficile che in queste condizioni assumano iniziative che comporti ulteriori rischi. Da una parte il sindaco di Conselve Antonio Ruzzon, che siede anche in Cda, afferma che non tutto è perduto. Intanto un altro amministratore, Denis Berto, assessore di Tribano, osserva che l'epilogo di oggi «è la conseguenza di scelte discutibili per le quali è stato impegnato denaro pubblico. Mi riferisco all'avventura di Trasporti Ecologici ma anche al cogeneratore ad olio vegetale, mai entrato in funzione, e ad alcune operazioni immobiliari nel Polesine. Nessuno nega il ruolo che la società ha avuto per lo sviluppo del territorio ma ora lo stesso territorio paga per le scelte sbagliate, i numeri del bilancio non concedono alibi».

Nicola Stievano

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