Albanesi, rumeni, moldavi «Vietato l’ingresso al club»

PADOVA
In pochi mesi è diventato il nuovo punto di riferimento notturno per il popolo universitario: buona musica, posizione strategica, gestione capace. Peccato che al Factory Club di via Sarpi sia vietato l’ingresso a rumeni, albanesi, moldavi e tunisini. Lo denuncia un gruppo di giovani che venerdì notte ha assistito ad una scena veramente aberrante.
«Un buttafuori stava discutendo con due ragazze indignate per il fatto di non poter entrare a causa della loro nazionalità - racconta Piero Baraldo - in quel momento è stato spiegato che albanesi, rumeni e moldavi non possono iscriversi al circolo Acsi ed avere la tessera per entrare nel locale. Le ragazze volevano una spiegazione da un responsabile, ma è stato chiamato in causa un altro buttafuori che ha ripetuto la stessa regoletta: albanesi, rumeni moldavi e forse anche tunisini non entrano».
«Quando siamo arrivati all'ingresso abbiano notato un'anomala fila - racconta anche Gianluca Francescato, un altro testimone - abbiamo scoperto così che due ragazze albanesi venivano rimbalzate dal buttafuori, il quale sosteneva che per regolamento interno tunisini, moldavi, rumeni e albanesi non possono tesserarsi e di conseguenza entrare. Le ragazze, assolutamente sobrie, parlando un italiano quasi perfetto, cercavano di far valere i propri diritti ma nessuno le ascoltava se non un piccolo gruppetto di persone. A me e ad alcuni miei amici lo sconcerto ha reso quel locale un posto nauseante, e l'unica cosa che al momento abbiamo potuto fare è boicottarlo». Nel frattempo è nata anche un’infuocata discussione su Facebook.
Il Factory Club di via Sarpi è nato lo scorso mese di luglio e alcuni dei gestori vengono dall’esperienza dell’ex Banale.
«Noi siamo molto vicini alla stazione - dice Thang Vien, 38 anni, vietnamita, uno dei titolari - spesso arriva gente strana. Io sono vietnamita, quindi non certo razzista, ma quando vedo soggetti particolari li tengo fuori per una questione di sicurezza. Non so cosa sia successo l’altra sera: forse le due ragazze erano abbigliate in modo trasandato. Può essere che i buttafuori abbiano interpretato in modo negativo lo stile delle due clienti».
«È un problema di quantità, non di discriminazione - dice invece Sauro Ricci, collaboratore del locale - semplicemente si pone il problema quando arrivano comunità numerose. La tendenza del circolo è quella di mantenere le stesse proporzioni di immigrazione che ci sono all’esterno, in città. Circa due settimane fa c’è stata una furibonda lite tra albanesi. Noi non possiamo accettare che in questo locale accadano cose simili».
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