Alberto ha lottato fino all’ultimo ma ha dovuto arrendersi a 14 anni

L’adolescente di Megliadino San Fidenzio era affetto da miopatia muscolare, studiava al liceo. Mamma Cristina e papà Cesare: «Era un guerriero, la malattia non gli aveva tolto la voglia di vivere»
Megliadino San Fidenzio (PD), 6 febbraio 2018. Alberto Luise 14 anni
Megliadino San Fidenzio (PD), 6 febbraio 2018. Alberto Luise 14 anni

MEGLIADINO SAN FIDENZIO. «Fino all’ultimo ha dimostrato di voler rimanere aggrappato alla vita, come un guerriero. Lo devono sapere tutti, soprattutto quelli che rinunciano a vivere ogni giorno». Mamma Cristina e papà Cesare vogliono che sia questa l’ultima immagine di Alberto, quattordicenne di Megliadino San Fidenzio che si è spento per sempre nelle prime ore di lunedì. Alberto Luise, studente del liceo scientifico “Jacopo da Montagnana”, era affetto sin dalla nascita di miopatia muscolare, rara malattia che colpisce movimenti, respirazione e tutte le funzioni motrici del corpo.

«La malattia riduce al minimo la forza muscolare e per questo Alberto era costretto alla carrozzina e talvolta alla ventilazione notturna, ma in generale doveva convivere con la lentezza di ogni suo movimento» spiega mamma Cristina.

«La patologia non gli aveva mai tolto il sorriso e la voglia di vivere. Non a caso amava la buona cucina, i gatti, i castelli e i musei. E poi aveva una passione smisurata per i Lego. Ne ha completato uno anche poco prima di morire. Aveva realizzato una Torre Eiffel». Fino all’ultimo Alberto ha cercato di alleggerire i suoi familiari di fronte a tutti i limiti che la malattia comportava: «Non si è mai lamentato, e anche negli ultimi giorni di vita non si è mai tolto il sorriso di bocca. Andavamo in hospice e lui chiedeva a noi come stavamo. Era un guerriero ed era sicuro di farcela». Le condizioni del quattordicenne sono peggiorate a partire da ottobre, quando uno scompenso cardiaco e un leggero ictus hanno costretto il ragazzo al ricovero in cardiologia pediatrica e poi in hospice. Alberto ha potuto passare le vacanze di Natale a casa, ma poi a metà gennaio è stato necessario un nuovo ricovero. «Il cuore era troppo debole. Se ne è andato serenamente», sono le delicate parole che mamma Cristina usa per raccontare l’ultimo momento di vita del figlio. «Alberto ci ha insegnato tanto e spero riesca a farlo anche a chi, oggi, decide di farla finita e di interrompere la propria esistenza smettendo di lottare», chiude tra le lacrime papà Cesare. La famiglia, nell’occasione, ringrazia medici e personale dell’hospice, la cui professionalità ha alleviato non poco il dolore di Alberto e della famiglia. L’addio al ragazzo verrà dato oggi alle 15 nella chiesa arcipretale di Megliadino San Fidenzio. La famiglia chiede che eventuali offerte siano destinate all’hospice pediatrico “L’isola che c’è”.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova