Amianto-killer, prosciolta l’Imasaf
CITTADELLA. Erano finiti sul banco degli imputati con l’accusa di concorso in omicidio colposo e violazione di una serie di norme in materia di sicurezza sul lavoro i vertici dell’Imasaf, l’azienda di marmitte con sede a Cittadella. Il giudice monocratico di Padova li ha assolti con la formula “per non aver commesso il fatto”. Sono Albino Sgarbossa, 79 anni , Beniamino Sgarbossa, 74 anni e Tarcisio Sgarbossa, 81 anni , Giovanni Sgarbossa, 71 anni e Giuseppe Sgarbossa, 82 anni .
Il procedimento penale era nato in seguito alla morte di Renato Sartore, un loro ex dipendente ucciso a 62 anni il 13 luglio 2007 da un mesotelioma maligno, malattia tipica dei lavoratori esposti all’amianto, il minerale pericoloso per la salute bandito dall’industria italiana nel 1992. Renato Sartore (residente in via Case Bianche al civico 87, nella frazione di Santa Maria a Cittadella) era stato dipendente della storica azienda dal 2 agosto 1965 al 2 dicembre 1969 con mansioni di operaio attrezzista. Successivamente aveva lavorato 24 anni per le Ferrovie dello Stato venendo a contatto con il crisotilo (un minerale dell'amianto ricavato in una cava piemontese), che si trova nel pietrisco impiegato per realizzare i binari. In aula un esponente della vecchia società ferrovie ha dichiarato che quel pietrisco veniva sottoposto a processi di lavaggio. Da qui la decisione del giudice: non c’è prova che Sartore sia stato esposto durante il lavoro all’Imasaf anche perché l’azienda ha chiarito che in fabbrica l’amianto aveva cominciato a essere trattato solo dal 1970 in poi. La famiglia Sartore (la vedova percepisce comunque la pensione di reversibilità pagata dall’Inail ai lavoratori ammalati di mesotelioma) si era costituita parte civile con i legali Giancarlo Moro e Camilla Cenci.
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