Arrestata l’investitrice “pirata” di Nigrelli

Ai domiciliari con l’accusa di omicidio stradale Giulia Cardin, 28 anni di Vigonza: sospetti sulle sue condizioni psicofisiche





Lo scontro frontale. Il motociclista che resta a terra senza vita. E lei, al volante della Lancia Y “pirata”, che per due volte tenta di scappare. Prima in auto, ma è stata inseguita e bloccata da un altro automobilista, poi a piedi all’arrivo della Polizia locale. È stata arrestata Giulia Cardin, 28 anni, di Vigonza, la giovane che venerdì sera ha travolto e ucciso Valerio Nigrelli, commerciante di 62 anni. Ora si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale aggravato dalla fuga. Si sospetta inoltre un’ulteriore aggravante che rischia di moltiplicare l’eventuale pena già pesante nella previsione normativa. La ragazza potrebbe avere assunto qualche sostanza stupefacente prima o durante quella manovra maledetta. La conferma (o meno) arriverà dall’esito degli esami sui liquidi biologici prelevati in ospedale dove è stata subito trasferita dopo essere stata sottoposta alla misura cautelare, su ordine del pm padovano Marco Brusegan.

l’incidente

Viaggiava in sella al suo scooter Kymco 50 Valerio Nigrelli. Era diretto verso casa, a Noventa, dopo un pomeriggio di lavoro nel negozio di informatica Easy Print in via Ognissanti al Portello. In via San Marco, davanti al negozio Caddy’s, è successo l’imponderabile. La Lancia Y che giungeva dal senso opposto ha tagliato la carreggiata invadendo la corsia del ciclomotore. L’impatto è stato fatale. Nigrelli è morto sul colpo e il suo scooter è finito in fiamme. Dopo aver colpito lui, l’utilitaria si è scontrata anche con un’altra auto, prima di finire contro il cancello di un’abitazione.

la fuga

Dopo aver provato ad allontanarsi dal luogo dell’incidente in auto, Giulia Cardin ci ha riprovato a piedi. È stata però seguita da un automobilista e immobilizzata dai vigili urbani nel cortile d i un’abitazione.

gli accertamenti

Il sospetto che il suo stato psicofisico fosse alterato deriva dal comportamento tenuto subito dopo la tragedia. «Non era in grado di intendere e di volere... è stata trasferita in ospedale» si legge in uno dei verbali della Polizia locale intervenuta. Poi c’è la perquisizione nell’abitacolo della Lancia Y, che la polizia locale bolla con “esito negativo”, benché nel verbale risulti l’annotazione: «... Sul vano portaoggetti numerosi accendini...». E ancora lo stesso verbale fa riferimento al ritrovamento di «involucri vuoti in cellophane usati solitamente per confezionare sostanze stupefacenti e una pipetta per fumare eroina». C’era davvero qualche sostanza nell’auto? Oppure è stato tutto un fraintendimento? E infine, Giulia era sotto choc oppure era stordita da qualche sostanza assunta? Il referto degli esami è già in mano al magistrato. Intanto è stato fissato l’interrogatorio per la convalida dell’arresto: per Giulia Cardin (difesa dall’avvocato Riccardo Cerioni) appuntamento domani alle 10 davanti al gip Margherita Brunello a Palazzo di giustizia. L’accusa è pesante: in caso di investimento mortale, solo la fuga impone una pena non inferiore ai 5 anni di carcere, mentre l’aggravante della guida in stato di ebbrezza da alcol o di alterazione da stupefacenti può far lievitare la condanna fino ai 12 anni. —

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