Arrestato a Padova il super broker dei vip

treviso. È accusato di aver fatto sparire 30 milioni di euro attraverso una serie di triangolazioni finanziarie tra Singapore e Lugano. Nicolò Svizzero, 41 anni, rampollo della Padova-bene, uno degli eredi della dinastia dei Morellato, è stato arrestato dalla Guardia di finanza di Padova che gli contesta il reato di attività finanziaria abusiva. Figlio di Diana Morellato, nipote del gigante trevigiano delle cave Mauro Biasuzzi. Grazie a questi due nomi era riuscito ad attestarsi come figura di riferimento per l’imprenditoria veneta ma non solo. Da Milano a Garlasco e Padova, c’era chi gli affidava ingenti somme di denaro e lui prometteva un rendimento del 5%, ovviamente con tutte le garanzie del caso. Il giochetto si è rotto nel momento in cui ha smesso di distribuire gli utili. Ora si trova in carcere a Padova ma i procedimenti giudiziari sono due: uno in Italia e uno in Svizzera.
l’indagine
I riflettori si puntano su di lui solo a marzo dell’anno scorso, anche se in realtà il suo nome era già finito qualche anno prima nei Panama Papers. Nicolò Svizzero compare nei radar delle forze dell’ordine grazie al cosiddetto “alert” che scatta quando una persona ricercata registra il proprio documento in un albergo o in una struttura sanitaria. Sei mesi fa l’allerta scatta alla clinica Villa Maria perché, nel frattempo, alla direzione centrale della polizia criminale (una sorta di collettore per tutti i reati commessi all’estero) è giunto il mandato di cattura spiccato dalla Svizzera. Gli contestano di aver bruciato 19 milioni, soldi che investitori elvetici gli avevano consegnato con la promessa di fruttuosi rendimenti. Viene anche tutto il corollario di bidoni lasciati in terra elvetica, dalla festa da 211 mila franchi svizzeri all’hotel Badrutt’s Palace di Sankt Moritz..
l’operazione
L’indagato, secondo la denuncia, ritardava il versamento degli interessi facendo riferimento a un presunto «blocco» dei conti correnti della società di Singapore. Dagli accertamenti è emerso che almeno quattro dei suoi clienti italiani hanno sporto denuncia per truffa, in quanto non sono riusciti a rientrare in possesso delle ingenti somme di denaro consegnate. In passato raccontò di essere vittima di una persecuzione partita dalla Svizzera, di essere finito in un labirinto giudiziario e di essere completamente estraneo alle accuse. Spiegò - in occasione dell’arresto di marzo e della successiva scarcerazione - che se i soldi non c’erano più, lo si doveva alle intemperanze del mercato finanziario e non certo a un’azione criminale da parte sua. «Non è vero che ho fatto sparire quei soldi», precisò, «Investimenti come questi possono andare bene o male ma se vanno male non significa che i soldi li ho io. Questa è una situazione creata da alcuni co-investitori poco raccomandabili, tra cui anche un padovano. Io sono sereno, dimostrerò che è tutto infondato». E sulla triangolazione con Singapore, sottolineò come tutto fosse perfettamente in regola: «Quei contratti sono stati firmati a Singapore, dove ho un ufficio». —
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