Azienda Ospedale Università di Padova, si riorganizzano i servizi per ridurre i costi
Presentata la squadra della direzione, l’obiettivo per il 2026 è mantenere il numero di prestazioni record. Tra le sfide ci sono invecchiamento e denatalità. Il dg Fortuna: «Dobbiamo adeguarci ai bisogni»

Si chiama “reingegnerizzazione” e altro non è che la riorganizzazione dei servizi per ridurre i costi continuando a tenere il numero delle prestazioni dell’Azienda Ospedale Università a livelli record come lo scorso anno quando gli interventi sono stati oltre 70 mila e i ricoveri di poco inferiori ai 68.500.
Passa da qui la sostenibilità del sistema sanitario, una delle priorità che si è dato il direttore generale di via Giustiniani Paolo Fortuna, dopo un mese di ascolto e studio, e che intende portare avanti con il suo team presentato ufficialmente lunedì 13 aprile alla presenza dei direttori di dipartimento: accanto a Fabio Perina, confermato direttore amministrativo, Carla Destro alla direzione sanitaria.
«Stiamo conducendo un’analisi dinamica nei vari ambiti» spiega Fortuna «ma ci vuole il coraggio di chiudere quello che non serve più da un punto di vista fenomenologico per fare posto all’evoluzione dei bisogni. C’è tanta strada da fare, bisogna recuperare la flessibilità dimostrata ai tempi del Covid, anche sotto il profilo culturale e questo riguarda sia noi che i pazienti. Dopodiché le navi non svoltano ad angolo retto, le virate richiedono tempo, ma bisogna capire i bisogni per offrire una sanità più rispondente alla realtà».
La sostenibilità
La parola d’ordine è quindi efficientamento dei percorsi di cura – spiega Carla Destro – elencando le novità principali che vedono la centralizzazione dell’attività di dialisi e l’attivazione del percorso di riabilitazione cardiologica e ortopedica al Sant’Antonio, potenziamento e centralizzazione della genetica clinica e ottimizzazione delle gestione dei dispositivi medici nelle sale operatorie: un sistema che punta a unificare, concentrando l’altissima specialità in via Giustiniani lasciando i servizi di rete a un territorio in cui si inserisce anche il Sant’Antonio.
«Questo non significa mettere in discussione quanto fatto» precisa Destro «ma migliorare l’adesione ai percorsi diagnostico terapeutici assistenziali. Pensiamo alle patologie oncologiche: favorendo la migliore scelta si garantiscono appropriatezza prescrittiva ed economie di scala».
Centrale anche il potenziamento delle reti di assistenza interaziendali – Azienda e Usl – nell’assistenza a ictus, traumi maggiori, infarto acuto, Parkinson e, appunto, patologie oncologiche. «Definire un nuovo concetto di sostenibilità significa anche affrontare il tema dell’over treatment con coraggio ed etica: bisogna curare bene e curare giusto» prosegue Fortuna «ma noi dobbiamo mirare anche all’appropriatezza operativa: tutti i giorni ci chiediamo dove possiamo spingerci tenendo conto del personale che abbiamo».
L’Azienda lavora con un obiettivo di perdita programmata di poco superiore ai 100 milioni: «Questa struttura si finanzia attraverso i ricavi delle prestazioni per cui è fondamentale anche per quest’anno garantire la produzione ai livelli record del 2025» spiega Perina «dopodiché bisogna tener conto che la sostenibilità economica passa anche per quella organizzativa».
Le priorità
I pilasti identitari restano assistenza e cura, ricerca e formazione, tecnologie e digitalizzazione. Tra le linee d’azione individuate su questo fronte: l’adozione di modelli organizzativi e tecnologici innovativi anche per far fronte alla carenza di personale sanitario con il ricorso a modelli complementari e l’uso di tecnologie e dell’intelligenza artificiale.
Ancora, cybersicurezza e protezione dei dati: con 6 milioni di prestazioni l’anno e la massiva digitalizzazione del Pnrr in corso, questo viene considerato un fronte prioritario. Infine, l’ascolto del cittadino e dei dipendenti «due voci che orientano ogni scelta organizzativa. Senza di loro, qualsiasi strategia rimane sulla carta» assicura il dg.
Le sfide
Tre sfide si impongono anche all’Azienda: l’invecchiamento della popolazione per cui, spiega Fortuna, è fondamentale spingere, anche sul fronte della ricerca con l’Università, non solo per curare la malattia ma per ritardare la non autosufficienza, investendo in una sanità «di prossimità intelligente»; la denatalità che, «come nel caso della nuova pediatria richiede di accentrare l’eccellenza richiamando pazienti da tutto il Nordest» e la lotta alla marginalità sanitaria.
Il futuro
Il futuro è quello tracciato con la realizzazione dell’edificio polifunzionale-Ospedale Mamma Bambino che vede il progetto di fattibilità tecnico economica in Regione; in corso la gara per l’aggiudicazione dei lavori per l’Hospice pediatrico; la conferenza dei servizi decisoria per la realizzazione dell’edificio per la risonanza magnetica 7 Tesla; la fine dei lavori per l’Anatomia Patologica in programma tra un anno e la prossima indizione della procedura per l’affidamento del progetto di fattibilità tecnico economica della centrale di sterilizzazione.
Oltre, ovviamente, al nuovo ospedale di Padova Est, spina dorsale del futuro della sanità.
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