Il Baretto di Albignasego ritorna ai Cesaro, riprende la tradizione del ristorante

A due anni dai saluti la storica famiglia riavrà la gestione del locale di pesce per vent’anni nelle guide gourmet. Al timone la figlia di Luciano e Ada, Annalisa, la cucina è guidata da Tommaso Tintori

Renato Malaman
La famiglia Cesaro, a cui ritorna la gestione del locale
La famiglia Cesaro, a cui ritorna la gestione del locale

Talvolta vince la nostalgia, anzi il cuore… In altri termini: anche una storia su cui apparentemente era calato il sipario può riservare un colpo di scena.

La prova? Il ritorno alla conduzione del ristorante “Il Baretto” di Albignasego, uno dei templi della cucina di pesce in ambito non solo padovano, della famiglia Cesaro. Dopo due anni dal cambio di gestione, scelta che all’epoca era stata meditata a lungo e dovuta anche a motivi di salute, i Cesaro sono tornati con convinzione al timone del piccolo ma prestigioso locale di Albignasego che, nato nel 2002, è stato per oltre vent’anni anche in diverse guide (L’Espresso in primis).

Una scelta stimolata dalla decisione di Annalisa, la figlia di Luciano e Ada Cesaro, di assumere la direzione del locale. Era il vecchio sogno dei genitori… Come premio, papà Luciano ha scelto di stare al suo fianco per dare continuità a un certo stile di lavoro, mettendo in campo tutta la sua esperienza. Annalisa tuttavia anche in passato, prima di trasferirsi a Panama, aveva lavorato a lungo con i genitori nel locale.

“Il Baretto” si è sempre distinto per una cura maniacale nella materia prima e per una cucina di qualità e di tradizione che ama esaltare il mare in tutte le sue declinazioni, di sapori e di profumi. La cucina è guidata da Tommaso Tintori. Il locale di Albignasego ha sempre potuto contare su una clientela affezionata e ben selezionata, parte della quale legata da tempo alla famiglia Cesaro che nella sua storia, lunga tre generazioni e partita dalla Riviera del Brenta, ha gestito locali di successo come il Letizia di Due Carrare e il Vinarius di Montegrotto.

L’attività era stata avviata da Bruno e Imperia, insigniti del Cavalierato del lavoro, e poi consolidata dai figli Luciano, Aldo e Marino. La storia, dunque, continua. 

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