Battezza il figlio, il tunisino "ex" vuole darle fuoco

Italiana, disabile, vittima delle violenze del marito straniero da cui si è separata. Lui: «Non vedo l’ora di bruciarti»

PADOVA. Un matrimonio finito. Una separazione difficile. Un bambino conteso da una lei (cittadina italiana che vive in città e soffre di una grave disabilità) e da un lui (tunisino, anche lui residente in città, alle spalle una denuncia per lesioni volontarie firmata dall’ex). Una storia come tante finché violenze verbali e minacce diventano davvero preoccupanti quando l’uomo scopre che il figlioletto è stato battezzato. È il settembre scorso. E la sequela di sms spediti alla consorte (e madre del loro piccolo) ha il profumo dell’odio: «Ho visto sul Tg5 un uomo che ha dato fuoco alla moglie... Non vedo l’ora di darti fuoco». E ancora: «Questa notte l’ho passata a fantasticare su come darti fuoco», poi «Ti auguro di morire cagna disabile» con chiara allusione alle condizioni fisiche della donna. Messaggi furiosi accompagnati da comportamenti che calpestavano le limitazioni relative alle visite al bambino imposte dal tribunale dei Minori di Venezia. Così martedì i carabinieri della stazione di Prato della Valle, comandata dal luogotenente Giancarlo Merli, hanno bussato alla porta di casa del 37enne tunisino notificando un’ordinanza di custodia cautelare in carcere sollecitata dal pubblico ministero Roberto Piccione e firmata dal gip. Immediato il trasferimento del tunisino nella casa circondariale Due Palazzi. Le accuse contestate? Lesioni volontarie e stalking pluriaggravato sia per aver commesso il fatto in presenza di un minore sia per aver approfittato dello stato di minorata difesa dell’ex.

C.H., classe 1979, religione musulmana, era arrivato in Italia da tempo quando aveva conosciuto una giovane varesina, poi diventata sua moglie. La coppia si trasferisce a Padova e, nel 2009, nasce il loro bambino. Ma i rapporti sono difficili, ostacolati da differenze culturali e complicati dal carattere iroso e violento dell’uomo. Nel 2011, durante una lite con il marito, la signora viene picchiata in modo pesante e finisce al Pronto soccorso con lesioni varie e una frattura al setto nasale, guaribili in 20 giorni. È il gesto estremo. L’ultimo di un’escalation di violenze. Lei reagisce e firma una denuncia, iniziando la pratica per la separazione. Nel frattempo, purtroppo, la donna si scopre ammalata di una patologia degenerativa tanto che, oggi, è invalida al 100 per cento e si muove in sedia a rotelle. Nel settembre scorso la tensione si riaccende tra i due quando C.H. scopre che, a sua insaputa, il bimbo è stato battezzato: un’educazione alla fede cattolica per lui inaccettabile.

A quel punto iniziano le violazioni delle restrizioni imposte dai giudici minorili come la visita al bimbo solo in presenza della mamma o di una persona di sua fiducia. Non solo: più volte C.H. va a prendere il piccolo all’uscita della scuola, senza informare l’ex, o si presenta a casa sua fuori degli orari indicati. Negli ultimi mesi quella pioggia di sms violenti e rabbiosi. Il 14 febbraio la donna presenta denuncia nella stazione dei carabinieri in Prato della Valle: è terrorizzata. E il magistrato chiede, e ottiene, la misura cautelare massina. Il carcere.

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